Thomas Sankara

Thomas Sankara, il Che Guevara dell’Africa

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Tra i migranti che attraversano il mediterraneo molti provengono dal Burkina Faso, gente povera e disperata che non ha di che vivere nella propria terra. Ma che cosa ha fatto l’occidente per evitare che accada tutto questo? Ecco la risposta.

Thomas Sankara, il Che Guevara dell’Africa, è stato un militare ed un uomo politico africano, dalle idee innovative e rivoluzionarie, divenuto presidente del Burkina Faso nel 1983 e rimasto al potere per soli quattro anni. Venne infatti assassinato nel 1987, con la complicità e l’appoggio di Stati Uniti e Francia, dal suo amico fraterno e compagno d’armi, Blaise Compaorè. La sua breve esperienza alla guida dell’Alto Volta, stato dell’Africa occidentale da lui ribattezzato Burkina Faso (terra degli uomini integri, in lingua locale), rappresentò per molti africani una speranza. Essi intravidero nel giovane statista non solo un leader carismatico ma anche un uomo pragmatico, capace di tradurre aspettative comuni e richieste di giustizia in realtà concrete.

Il Burkina Faso ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, e si trovò ad essere una delle nazioni più povere del mondo, con un tasso di analfabetismo pari al 98%, una mortalità infantile altissima ed una aspettativa di vita media che non superava i quarant’anni; la debole economia rurale del paese era insufficiente a sfamarne gli abitanti, la stragrande maggioranza dei quali erano impiegati nel settore dell’agricoltura. Thomas Sankara, divenuto presidente, si pose come obiettivi principali il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, la riduzione della Burkina Faso, Thomas Sankaradipendenza economica del Burkina Faso dagli aiuti esteri e la lotta alla corruzione della classe politica. Contro la mortalità infantile venne avviata una massiccia campagna di vaccinazioni che condusse ad una sua consistente diminuzione ed alla costruzione di strutture ospedaliere al servizio degli abitanti dei villaggi. In agricoltura, il miraggio al quale il nuovo presidente tendeva era l’autosufficienza alimentare da raggiungere attraverso la razionalizzazione delle politiche agricole, la riorganizzazione del lavoro nei campi e la riforma agraria. Vennero nazionalizzate le terre ed avviati programmi pubblici di modernizzazione delle tecniche di coltivazione. Per quanto riguarda la classe politica vennero tagliati gli stipendi ai dirigenti, e le costosissime Mercedes Benz di rappresentanza vennero sostituite con le più economiche Renault 5, mentre i voli fuori dal paese per motivi diplomatici si potevano fare soltanto in classe turistica. Lo stesso Thomas Sankara si decurtò lo stipendio, arrivando a guadagnare 450$ al mese. Molte volte era costretto a chiedere prestiti ai familiari poiché non aveva denaro a sufficienza per vivere.

Thomas Sankara era amato dal popolo, per il modo di esprimersi semplice, tagliente ed efficace, ed un carattere che sembrava autenticamente vicino alle richieste delle fasce più deboli della popolazione. A rafforzare queste impressioni c’era anche la già accennata diversità nello stile di vita di Sankara rispetto a quello delle altre figure di governo che lo precedettero.

“Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un paese povero” dirà il giovane presidente sintetizzando i suoi propositi. Alle donne fu riconosciuto un importante ruolo nella società, attraverso la loro inclusione nella vita politica e il divieto di pratiche quali l’infibulazione e la poligamia. Il Burkina Faso avanzava a passo spedito nelle riforme, tuttavia la politica rivoluzionaria del giovane Thomas Sankara si inseriva in un contesto fragilissimo e la Francia ebbe gioco facile. Volendosi sbarazzare di un leader troppo rivoluzionario, che parlava ai paesi africani e diceva di unirsi per rifiutare il debito imposto dalle ex potenze coloniali, organizzò una fronda interna capeggiata dal suo «amico fraterno», Blaise Compaorè che lo uccise e prese il suo posto, rimanendo al potere fino al 2014.

E’ rimasto nella storia il discorso di Thomas Sankara sul debito, pronunciato nel 1986 al Vertice dell’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA) svoltosi ad Addis Abeba. Discorso che a tanti anni di distanza appare ancora attuale.

Thomas SankaraIl problema del debito va analizzato prima di tutto partendo dalle sue origini. Quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzati, sono gli stessi che hanno per tanto tempo gestito i nostri stati e le nostre economie; essi hanno indebitato l’Africa presso i donatori di fondi. Noi siamo estranei alla creazione di questo debito, dunque non dobbiamo pagarlo” e ancora “Il debito non può essere rimborsato prima di tutto perché, se noi non paghiamo, i prestatori di capitali non moriranno, possiamo esserne certi; invece, se paghiamo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto certi. Quelli che ci hanno portato all’indebitamento hanno giocato, come al casinò: finché ci guadagnavano, andava tutto bene; adesso che hanno perduto al gioco, esigono che li rimborsiamo. Signor presidente, diciamo: hanno giocato; hanno perso; è la regola del gioco; e la vita continua”.

La storia di Thomas Sankara

Puoi visionare il video su Thomas Sankara, realizzato da Rai 3, diffuso però in tarda serata. Ne vale la pena. Se vuoi leggere qualcosa riguardo alla sua vita, troverai molto materiale nel sito a lui dedicato: thomassankara.net

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