Venezuela, Iraq e Libia. I furti della finanza predatoria e dei suoi servitori e lacché. Alba Giusi - www.altreinfo.org

Venezuela, Iraq e Libia. I furti della finanza predatoria e dei suoi servitori e lacché. Alba Giusi

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Ripercorriamo un po’ la storia. In Venezuela un certo Juan Guaidò, sconosciuto alla maggior parte dei venezuelani, si è autoproclamato presidente del paese. Qualche minuto dopo veniva riconosciuto dagli Stati Uniti quale presidente legittimo del Venezuela.

E il giorno dopo veniva riconosciuto dalla maggior parte dei paesi latino-americani ed europei.

Si tratta di un tempismo un po’ sospetto, ma i nostri giornali globalisti hanno fatto finta di niente, i pennivendoli e le televisioni non ne hanno parlato, e quindi la gente, non ha dato importanza alla cosa.

Nel giro di qualche settimana, giusto il tempo per organizzarsi, gli Stati Uniti hanno congelato tutti i conti esteri del Venezuela bloccando completamente l’operatività bancaria del paese. Hanno anche sequestrato tutti gli asset immobiliari e finanziari del Venezuela, quali ad esempio le partecipazioni azionarie in imprese estere.

La Banca d’Inghilterra ha dato manforte agli Stati Uniti, sequestrando le riserve d’oro del Venezuela che erano nella loro disponibilità.

Una parte di questi soldi viene utilizzata per finanziare il bel Guaidò e la sua presa del potere, che appare più lunga del previsto. Insomma, in sostanza, quello che stanno facendo gli Stati Uniti è finanziare il cambio di regime in Venezuela con i soldi dei venezuelani, trattenendo magari una bella commissione, e non è la prima volta che lo fanno.

La storia si ripete, insegnava Gianbattista Vico

Nel 2011 gli Stati Uniti, con la complicità e la collaborazione dei paesi europei, sequestrarono alla Libia di Gheddafi tutti i soldi disponibili nei conti esteri, bloccando anche in quel caso l’operatività del paese. Sequestrarono anche tutti gli asset immobiliari e finanziari della Libia.

All’epoca, in Libia c’erano anche 140 tonnellate di oro, che sarebbero servite allo spietato dittatore per realizzare il suo sogno:

emettere una cartamoneta africana garantita dall’oro e sostituire con questa il franco CFA.

Con questa operazione finanziaria, quel pazzo di Gheddafi pensava di liberare i 14 paesi africani dal giogo francese. Dico pazzo non perché l’idea non fosse buona, ma perché Gheddafi lo aveva detto in giro a tutti e di certo ai francesi non era sfuggito.

Intanto l’oro libico è sparito. I conti sono ancora bloccati. Idem gli asset. E il paese è ancora distrutto.

Molti lo hanno dimenticato ormai, ma le stesse cose erano successe in precedenza con l’Iraq di Saddam Hussein, destinato alla distruzione totale.

Gheddafi e il fraterno amico Berlusconi. Mai fidarsi degli italiani…

Sarkozy, il grande distruttore della Libia

Sarkozy, il grande artefice della distruzione della Libia, ha preso cinque piccioni con una fava. Un vero record. Ha accontentando molti potenti, tra cui i suoi più grandi protettori, senza scontentare nessuno (o quasi).

  1. Ha eliminato dalla scena politica internazionale un leader che voleva vendere petrolio contro oro, togliendo fiato al dollaro e ai petrodollari. E con questo ha fatto felice Obama, i Clinton e la Federal Reserve.
  2. Ha tolto dalla circolazione l’oro che serviva per mandare in pensione il Franco CFA, facendo felice la Francia;
  3. ha tolto ossigeno al più pericoloso concorrente della Francia, sia in campo energetico che industriale, vale a dire l’Italia. Ha sostituito in territorio libico le multinazionali francesi all’ENI, ha indebolito la struttura produttiva italiana ed ha bloccato la sua crescita produttiva, assicurando un vantaggio competitivo alla Francia.
  4. Ha accontentato Israele, portando avanti il Piano Kivunim ed eliminando dal Mediterraneo un paese islamico indipendente, ricco e in via di sviluppo, quindi una minaccia per il Popolo Eletto.
  5. Ha aperto le porte all’immigrazione sub sahariana, accontentando i suoi cari amici della finanza globalista e predatoria.

Tutti contenti allora?

Beh, a ben guardare, Sarkozy ha danneggiato un solo paese, ma si tratta di un un paese piccolo piccolo e politicamente ininfluente: l’Italia. Dobbiamo dire però che gli italiani non si sono nemmeno accorti di essere stati danneggiati, perché i nostri grandi giornali globalisti, asserviti alla finanza predatoria, hanno raccontato a destra e a manca che Gheddafi era un pericoloso dittatore e andava eliminato. Hanno scritto che era contro i gay, che distribuiva tra i suoi soldati il Viagra perché violentassero le donne ed altre idiozie del genere. 

E gli italiani hanno detto “va bene eliminiamo quel pericoloso dittatore omofobo che vuole uccidere il suo popolo”.

Certo, i giornali e le televisioni si sono dimenticati di dirci che Gheddafi aveva portato sulla costa l’acqua dolce dell’immenso lago sotterraneo libico, hanno omesso di dirci che voleva costruire villaggi turistici sul mare, fertilizzare i primi 30 km di costa lungo il mediterraneo e che l’Italia aveva acquisito commesse in Libia per centinaia di miliardi.

Si sono dimenticati di dirlo.

E così gli italiani sono andati a bombardare i propri interessi, incitati dal Presidente Napolitano. Unico paese al mondo che bombarda i propri interessi e impoverisce la propria gente, con l’appoggio del suo Presidente.

Chissà, forse un giorno toccherà anche a noi lo stesso destino del Venezuela, dell’Iraq e della Libia. I nostri conti esteri verranno bloccati, un bel tipo verrà riconosciuto Presidente del Consiglio legittimo dell’Italia e se qualcuno avrà il coraggio di protestare verranno pure a bombardarci. Di sicuro, le nostre riserve d’oro verranno congelate, almeno quelle che si trovano negli Stati Uniti, che sono la maggior parte.

Ma anche in quel caso, i giornali dei padroni della finanza, che sono anche i nostri padroni, scriveranno che va tutto bene ed è giusto così. Ci diranno che sono misure necessarie per combattere i fascismi dilaganti. E convinceranno la gente che bombardare l’Italia è il male minore.

E forse avranno ragione, perché la finanza predatoria è capace di tutto e non si ferma davanti a nulla.

Un bombardamento, tutto sommato, non è così grave.

 

di Alba Giusi

Fonte: www.altreinfo.org

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