Perché Joseph e Magda Goebbels uccisero i loro sei figli col cianuro, prima di suicidarsi? Paolo Germani - www.altreinfo.org

Perché Joseph e Magda Goebbels uccisero i loro sei figli col cianuro, prima di suicidarsi? Paolo Germani

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Sono passati più di settant’anni, ma suscita ancora pietà e commozione la foto dei sei bambini di Joseph e Magda Goebbels, ordinatamente distesi su un materassino, allineati, vestiti col pigiamino, addormentati nella morte.

Furono i genitori a ucciderli col cianuro, poco prima di suicidarsi.

Era il primo maggio 1945, l’Armata Rossa stava per entrare nel Bunker di Berlino, dopo sette giorni di martellanti bombardamenti.

Chi erano i coniugi Goebbels

Non mi dilungo sulla figura di Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda durante il periodo nazionalsocialista, grande amico e ammiratore di Adolf Hitler, nazista convinto, ideatore di tutte le manifestazioni popolari del regime che vediamo ancora oggi in TV. Curava personalmente l’immagine del Führer.

Joseph Goebbels era un uomo molto colto ed Hitler era solito chiamarlo “Herr Doktor”.

La moglie Magda Ritschel Goebbels, sposata in prime nozze con un ricco industriale tedesco, Günther Quandt, da cui aveva avuto un figlio, Harald Quandt, divorziata nel 1929, sposata in seconde nozze con Joseph Goebbels nel 1931, da cui aveva avuto altri sei figli, quelli che vedete nella foto. Anche Magda era una fervente nazionalsocialista e grande ammiratrice di Hitler. Magda e Joseph si erano conosciuti nel 1930, durante un comizio tenuto da Joseph.

Magda Goebbels era quindi una militante nazionalsocialista della prima ora.

La famiglia Goebbels al gran completo. In alto Harald Quandt, primogenito di Magda Goebbels.

Berlino, 1 maggio 1945

Il primo maggio 1945 i coniugi Goebbels si tolsero la vita, dopo aver avvelenato col cianuro i sei bambini, cinque femmine ed un maschio. Il più grande dei figli era Hilde Traudel, una bambina che aveva appena compiuto 11 anni. Il più piccolo era Heide Elisabeth, un’altra bambina di soli 4 anni. Hedda Johanna, la quarta figlia, compiva proprio quel giorno sette anni. Gli altri tre figli erano Helga Susanne, di cinque anni, Helmut Christian, l’unico maschio, di nove anni, e Holde Kathrin, di otto anni.

Abbiamo due strade davanti a noi. O pensiamo che i coniugi Goebbels erano due criminali fanatici e senza scrupoli che preferirono la morte, piuttosto che espiare le proprie colpe, trascinando nel baratro anche i sei figli. Oppure cerchiamo di capire il perché di quel gesto all’apparenza folle e senza senso, forse il gesto più folle che si possa immaginare, anche perché i coniugi Goebbels avevano sempre dimostrato grande amore per quei bambini.

Che cosa li ha spinti a uccidere i sei figli?

Forse volevano soltanto proteggerli da un qualcosa che per noi è oggi inimmaginabile, ma che per loro era la realtà?

Se vogliamo rispondere a questa domanda dobbiamo calarci nella realtà di Berlino, in quell’uggioso primo maggio 1945, quando ormai le sorti della guerra erano già decise e l’Armata Rossa stava per entrare nel Bunker.

E’ anche necessario calarsi nei panni dei coniugi Goebbels, percepire la situazione così come la percepivano loro, molto diversa da quella che raccontano i film di Hollywood e da quella che noi stessi possiamo immaginare.

Poi ognuno trarrà le proprie conclusioni.

Il Testamento di Hitler

Hitler si era suicidato due giorni prima, il 30 aprile. Nel suo testamento politico, dettato alla Segretaria, aveva nominato Goebbels come suo successore. Sul testamento compare la firma di Goebbels in qualità di testimone.

Fino all’ultimo, Hitler aveva cercato di convincere Magda Goebbels a scappare dal Bunker insieme ai figli, ma lei non accettò. E in ogni caso difficilmente sarebbe riuscita a lasciare Berlino, né a mimetizzarsi tra la gente.

Nella prima parte del suo testamento, dettato il giorno prima di morire, Hitler, scriveva:

Non è vero che io, o chiunque altri in Germania, volessimo la guerra nel 1939. E ‘stata voluta e promossa esclusivamente da statisti internazionali che erano o di discendenza ebraica o lavoravano per gli interessi ebraici. […]

Dopo sei anni di guerra, che a dispetto di tutte le battute d’arresto un giorno passerà alla storia come la dimostrazione dei più gloriosi e valorosi motivi d’esistenza di una nazione, non posso abbandonare la città che è la capitale di questo impero. Poiché le forze sono troppo esigue per scatenare ulteriori attacchi contro il nemico e la nostra resistenza è gradualmente indebolita da uomini disillusi e privi d’iniziativa, vorrei rimanere in questa città, per condividere il mio destino con i milioni di abitanti, che hanno già deciso di rimanere. Inoltre non voglio cadere nelle mani di un nemico che ha bisogno di un ulteriore spettacolo organizzato da ebrei per il divertimento delle loro masse isteriche.

Se i coniugi Goebbels condividevano le idee di Hitler, e questo è un dato assodato dalla storia, vuol dire che erano convinti che la guerra era stata scatenata dagli ebrei, che il vero vincitore fosse l’Ebraismo Internazionale e che se fossero caduti nelle mani dell’Armata Rossa, gli ebrei avrebbero organizzato “un ulteriore spettacolo per il divertimento delle loro masse isteriche”.

Vae Victis!

Nessuno si sarebbe salvato dalla furia omicida che i vincitori ebrei avrebbero scatenato dopo la guerra. Figuriamoci la famiglia Goebbels. Sapevano anche quale orrenda fine aveva fatto il Duce, di cui erano grandi ammiratori. Era quindi logico che i coniugi Goebbels non avessero dubbi sulla necessità di suicidarsi.

Ma perché uccidere anche i figli?

A Berlino infuriava la battaglia

Tutte le informazioni che in quei giorni pervenivano nel Bunker erano sconfortanti. Si udivano i martellanti bombardamenti della città. Il Bunker tremava sotto le bombe e l’aria era diventata irrespirabile. Gli edifici soprastanti erano stati distrutti dai sovietici. Non c’era nessuna via di scampo da quell’inferno.

Un attacco disperato per aprirsi un varco, condotto il 29 aprile dai ragazzi della Hitlerjugend, tutti di età compresa fra 16 e 17 anni, e da ottocento granatieri mal armati, era finito in uno spaventoso massacro.

Anche la divisione Muncheberg, radunata nello Zoo di Berlino, aveva cercato di liberarsi dalla morsa delle armate sovietiche. Ma il tentativo non aveva avuto successo. Alcuni soldati e ufficiali si portavano dietro le famiglie, pensando di salvarle da un atroce destino. Molti erano coloro che preferivano la morte, piuttosto che consegnarsi ai sovietici.

Per lunghi anni i tedeschi avevano ascoltato alla radio letture pomeridiane tratte dal Best Seller scritto dall’ebreo americano Theodore Kaufman, “Germany must perish”, in cui si descriveva ciò che sarebbe successo al popolo tedesco dopo la sconfitta finale.

Non era soltanto una questione d’onore quella che spingeva i tedeschi a combattere fino all’ultimo uomo o a preferire la morte piuttosto che la resa.

Era la paura per il dopo che li spingeva a resistere.

E’ non avevano torto, visto ciò che di fatto è successo.

Dalle retrovie arrivavano nel Bunker voci che confermavano le peggiori paure e non davano adito a dubbi. Nelle retrovie dell’Armata Rossa c’era l’ebreo Ilya Ehrenburg, propagandista di Stalin, che incitava i soldati a uccidere i tedeschi, a stuprare le donne, a violentare le bambine. Ilya Ehrenburg aveva fatto distribuire tra i soldati sovietici milioni di volantini in cui li incitava all’odio più sfrenato, tutto sarebbe stato accettato e permesso:

«I tedeschi non sono esseri umani. Da oggi in poi, la parola “tedesco” sarà la più orribile delle maledizioni. Da oggi in poi la parola “tedesco” sarà per noi una ferita nella carne viva. Noi non avremo altro da dire. Noi non proveremo emozioni. Noi uccideremo. Se non avrete ucciso almeno un tedesco durante il giorno, quel giorno sarà stato sprecato. […] Se non riuscite a uccidere un tedesco con un proiettile, allora uccidetelo con la vostra baionetta. Se regna la calma sul fronte o se state aspettando di combattere, allora uccidete un tedesco per passare il tempo. Se avete già ucciso un tedesco, uccidetene un altro. Non c’è niente di più divertente per noi di un cumulo di cadaveri tedeschi. Non contate i giorni, non contate i chilometri. Contate soltanto il numero di tedeschi che avete ucciso. Uccidete i tedeschi! Questo è quanto vi chiede di fare vostra nonna. Uccidete i tedeschi. Questa è quanto vi pregano di fare i vostri figli. Uccidete i tedeschi. Questo è quanto vi chiede di fare la vostra patria. Non perdetevi. Non lasciate correre. Uccideteli!»

«Uccidete! Uccidete! Nella razza tedesca c’è solo malvagità. Non uno tra i vivi, non uno tra i nascituri è altro che male. Seguite i precetti del compagno Stalin. Schiacciate la bestia fascista nella sua tana una volta per tutte! Usate la violenza per spezzare l’orgoglio razziale delle donne tedesche. Prendetele come vostro legittimo bottino. Uccidete! Mentre dilagate come la tempesta, uccidete, valorosi soldati dell’Armata Rossa!»

E i resoconti confermavano che i soldati sovietici, alterati da droga ed alcol, senza alcun freno, aizzati dal veleno di Ehrenburg, si stavano vendicando sul popolo tedesco. Una furia omicida senza pari.

Ilya Eherenburg, responsabile dello stupro di due milioni di donne e bambine tedesche da parte dei soldati sovietici quando invasero la Germania.

Queste erano le notizie che giungevano nel bunker ad ogni ora del giorno e della notte. Massacri di civili erano all’ordine del giorno. Dalla Prussia Orientale arrivavano notizie tremende. Solo resoconti di violenza e morte, su donne, bambini e anziani. All’orizzonte c’era il Piano Morgenthau, elaborato dall’ebreo Henry Morgenthau, di cui i tedeschi erano a perfetta conoscenza, in base al quale la Germania doveva scomparire come entità geografica e i tedeschi come popolo.

Cosa dovevano fare Joseph e Magda Goebbels in quella situazione?

La loro morte era scontata. Ma incontro a quale destino sarebbero andati i loro sei figli? Che fine avrebbero fatto i sei figli di Goebbels, Ministro della Propaganda e artefice del Nazismo? Tutte le foto di questo articolo sono riconducibili a quei giorni folli. Le vittime furono soprattutto i più deboli, in primis donne e bambini.

Dal loro punto di vista, i figli avrebbero sofferto le pene dell’inferno e non aveva alcun senso esporli a quelle sofferenze. Entrambi conoscevano la storia di morte che i boscevichi avevano alle spalle e sapevano che per i loro figli non ci sarebbe stata alcuna pietà. E Goebbels sapeva benissimo chi erano i bolscevichi che avevano orchestrato i massacri in Unione Sovietica. Erano gli stessi che stavano per scagliare la loro furia omicida contro la Germania.

Non ci sarebbe stata alcuna pietà per i suoi figli. Questo è quello che pensava Magda Goebbels.

Non fu una decisione d’impulso, ma fu una decisione meditata. Le ultime parole scritte da Magda Goebbels lasciano intendere paura, rassegnazione e impotenza, ma anche la convinzione di essere nel giusto. Erano entrambi credenti e pensavano di ricongiungersi ai figli dopo la morte e che Dio avrebbe capito quel gesto d’amore, fatto per salvarli.

Pensavano di essere dalla parte giusta della storia ed erano convinti, come del resto lo era anche Hitler, che il male assoluto fosse dall’altra parte e che i più grandi criminali della storia fossero gli ebrei, quegli stessi ebrei che dalle retrovie stavano spingendo i soldati sovietici a distruggere Berlino e ad uccidere tutti i tedeschi, anche i nascituri.

I coniugi Goebbels erano convinti che i vincitori ebrei avrebbero scatenato l’inferno sulla Germania.

I terribili giorni che seguirono la caduta di Berlino e gli anni successivi, con milioni di donne e bambine stuprate e milioni di tedeschi morti per fame non hanno smentito le peggiori previsioni.

Le ultime parole di Magda Goebbels

Poco prima di suicidarsi, Magda Goebbels scrisse una lettera al suo primo figlio, Hararld, che si trovava in Nord Africa come prigioniero di guerra. Ecco il testo di quella lettera:

«Mio figlio adorato! Siamo nel Führerbunker già da sei giorni – papà, i tuoi sei fratellini e sorelline ed io – nell’intento di dare alle nostre vite nazionalsocialiste l’unica possibile onorevole conclusione… sappi che sono rimasta qui contro la volontà di papà, e che anche domenica scorsa il Führer voleva aiutarmi ad andarmene. Tu conosci tua madre – abbiamo lo stesso sangue – non ho avuto alcuna esitazione. Il nostro glorioso ideale è andato in rovina e con esso tutto ciò che di bello e meraviglioso ho conosciuto nella mia vita. Il mondo che verrà dopo il Führer e il nazionalsocialismo non è più degno di essere vissuto e quindi porterò i bambini con me, perché sono troppo buoni per la vita che li attenderebbe, e un Dio misericordioso mi capirà quando darò loro la salvezza… I bambini sono meravigliosi… mai una parola per lamentarsi o una lacrima. Le bombe scuotono il bunker. I bambini più grandi proteggono quelli più piccoli, la loro presenza è una benedizione e riescono a far sorridere il Führer di tanto in tanto. Possa Dio aiutarmi a trovare la forza di superare la prova finale e più difficile. Ci resta un solo obiettivo: la lealtà verso il Führer anche nella morte. Hararld, mio caro figlio – voglio trasmetterti quello che ho imparato nella vita: sii leale! Leale verso te stesso, leale verso le persone e leale verso il tuo paese… Sii orgoglioso di noi e cerca di tenerci tra i ricordi più cari…».

Poche ore dopo aver scritto questa lettera, Magda addormentò i sei figli, versò del cianuro tra le loro labbra e poi si uccise insieme a suo marito, Joseph Goebbels, fino a quel giorno uno degli uomini più potenti del Reich.

Entrambi erano convinti di aver fatto la cosa giusta.

 

di Paolo Germani

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