La globalizzazione volontaria del popolo ebraico era già in atto nel IV° secolo a.C.. Paolo Germani - www.altreinfo.org

La globalizzazione volontaria del popolo ebraico era già in atto nel IV° secolo a.C.. Paolo Germani

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Secondo la narrativa dominante, in varie epoche storiche ed in conseguenza di precisi eventi, gli ebrei vennero cacciati via dalla loro terra d’origine, deportati o comunque costretti ad abbandonarla e a stabilirsi in altri luoghi.

Questa descrizione degli eventi prende il nome di diaspora ed è molto importante, perché è sulla base della diaspora che gli ebrei rivendicarono (e rivendicano tuttora) il diritto di tornare nelle terre da cui vennero “espulsi” migliaia di anni fa, espropriando e cacciando via coloro che abitano da sempre in quelle terre.

Ma è andata proprio così? Gli ebrei sono stati davvero costretti ad abbandonare la terra d’Israele?

Analizzando i documenti dell’epoca, i dati demografici, le testimonianza archeologiche, scopriamo che non è andata affatto così.

Nessuno ha cacciato via gli ebrei da Israele e se qualcuno lo ha fatto, ad esempio gli assiri nel 732 a. C. e i babilonesi nel 586 a. C., lo ha fatto parzialmente e gli ebrei hanno avuto subito la possibilità di rientrare in patria.

Sulla base dei documenti e dei fatti, scopriamo che il popolo ebraico, nel IV° secolo a.C. era già un popolo globalizzato, presente in tutto il mondo allora conosciuto, vale a dire in tutte le città ed isole greche, nel nord-Africa, soprattutto ad Alessandria d’Egitto, in Babilonia, in Anatolia, ed era insediato in tutte le principali città dell’epoca, anche in zone interne difficilmente raggiungibili.

La diaspora è in realtà la globalizzazione volontaria del popolo ebraico.

I motivi per cui svilupparono questa strategia sono molto semplici. La globalizzazione permetteva loro di ottenere inestimabili vantaggi nel commercio. Erano sempre forniti di merci rare, non c’era luogo che non fossero in grado di raggiungere e in cui non ci fosse un loro corrispondente (e correligionario), riuscivano a sfruttare meglio di chiunque altro le vie commerciali aperte tra Oriente e Occidente.

In seguito, col passare dei secoli, gli ebrei scoprirono che dalla globalizzazione potevano ottenere altri immensi vantaggi economici e quindi rafforzarono ulteriormente il loro modello di sviluppo come comunità coesa.

Oggi diremmo che gli ebrei hanno adottato un modello di sviluppo collaborativo in rete.

E infatti, sono presenti in ogni angolo del pianeta, anche il più remoto. E non certo perché qualcuno li ha costretti.

Gli ebrei in epoca greco-romana

Gli ebrei vissero per secoli in Giudea, Samaria e Galilea, le tre regioni più importanti della Terra di Israele. Ma al principio della nostra era, gli ebrei erano già più numerosi nella diaspora che nei loro territori d’origine. Al tempo dei Tolomei (III secolo a.C.) in Egitto abitavano circa ottocentomila ebrei su una popolazione di circa otto milioni. Già anteriormente, nel V° secolo a.C., era segnalata un’importante colonia di ebrei a Jeb-Syene (nei pressi di Assouan), la cui sinagoga venne distrutta l’anno 411 a.C..

Strabone di Amasea (64 a.C. – 20 d.C.) ci narra che gli ebrei erano sparsi in tutte le città dell’impero e che sarebbe stato difficile trovar un sol luogo in tutta la terra dove non avessero preso alloggio e dove non si fossero stabiliti durevolmente.

A Roma giunsero verso la metà del II° secolo a.C.. Nell’anno 58 a.C. Cicerone, in un periodo spesso citato della sua Oratio pro Flacco, esclama:

“Voi sapete come il loro numero sia considerevole, come essi siano uniti e quanta influenza abbiano nelle nostre assemblee”.

Quando, nell’anno 8 d.C. una deputazione ebraica si presentò dinnanzi ad Augusto, ottomila giudei residenti a Roma, l’accompagnarono per appoggiare i loro correligionari. Una decina d’anni dopo, Tiberio, quando infierì contro di loro, chiamò sotto le armi ben quattromila giovani ebrei e li mandò in Sardegna a combattere contro i predoni, perché venissero decimati dal clima e dalle fatiche. Tacito ci dice pure che “erano tutti affrancati”, e quindi cittadini romani.

Ovidio, nella sua Ars Amatoria, indica ai giovani romani in quali luoghi di ritrovo potranno trovare le più belle donne e, fra l’altro, segnala le feste celebrate dai giudei il giorno di sabato:

“Non dimenticare neppure…. le sacre solennità che celebra ogni sette giorni l’ebreo Siriaco”.

I giudei di Roma praticavano dunque apertamente il loro culto e solennizzavano il loro sabato in modo che il bel mondo di Roma andava in folla ad assistervi. Dalle iscrizioni dell’epoca veniamo a sapere che a Roma esistevano sette sinagoghe e tre cimiteri giudaici. E forse ve n’erano altri la cui traccia andò dispersa.

In epoca imperiale, si calcola che a Roma vivessero 40.000 ebrei. 

Erano presenti anche a Elefantina, lungo il confine meridionale dell’Egitto, già sotto il regno del sovrano egizio Psammertico, sin dal 660 a.C.. Le testimonianze archeologiche e letterarie non lasciano dubbi sul fatto che gli ebrei di Elefantina appartenessero alla colonia militare che proteggeva il confine meridionale dell’Egitto dagli attacchi degli etiopi (nubiani).

Nell’antica Grecia, in ogni città ed isola c’erano importanti comunità ebraiche. Le prime testimonianze documentate risalgono al IV° secolo a.C., ma si presume che siano state presenti già dal V° secolo. Ogni volta che i greci fondavano una nuova colonia c’erano sempre ebrei al seguito.

Erano quindi presenti in tutte le principali città, porti ed isole del Mediterraneo.

Poco prima della caduta di Gerusalemme, re Agrippa disse agli ebrei: “Non vi è alcun popolo sulla terra abitabile che non abbia una parte di te in mezzo a loro”.

Gli ebrei di Babilonia

Nel 586 a.C. l’esercito babilonese, guidato da Nabucodonosor II, demolì il Tempio di Gerusalemme durante la campagna militare intrapresa per espandere i confini del suo impero e deportò molti ebrei che vivevano nella Giudea, portandoli in Mesopotamia, soprattutto nella capitale.

Nel 538 a.C. l’imperatore persa Ciro, che nel frattempo aveva conquistato la Mesopotamia, promulgò un editto per permise agli ebrei di tornare in Giudea e di ricostruire il tempio di Gerusalemme. Circa 40.000 ebrei tornarono nella Terra di Israele, ma la maggior parte rimase in Mesopotamia, regione in cui vissero per secoli.

L’esilio babilonese cambiò radicalmente la vita degli ebrei, sia da un punto di vista religioso (elaborazione del Talmud Babilonese) che economico. Prima dell’esilio, la maggior parte degli ebrei si dedicava all’agricoltura, ma non solo. Nell’antichità la Palestina era crocevia dei commerci tra oriente ed occidente e gli ebrei erano diventati abili mercanti.

Ma in Mesopotamia perfezionarono l’arte del commercio e scoprirono i segreti della finanza, di cui i babilonesi erano grandi conoscitori. Infatti, erano stati loro ad inventarla e la padroneggiavano con insuperabile maestria da oltre duemila anni.

Gli ebrei non si fermarono tutti a Babilonia, bensì emigrano verso le altre città dell’impero dei Parti. Alcuni si diressero verso sud e si fermarono nell’attuale Yemen, altri verso ovest, arrivando fino in India, dove si stabilirono in alcune località strategiche, soprattutto nel Kerala.

Altri ebrei si diressero verso la Cina. Le prime testimonianze di una comunità ebraica nell’impero del Dragone risalgono al I° secolo d.C. durante la dinastia Han (200 a.C. – 226 d.C.). Erano ebrei provenienti da Babilonia e la loro permanenza in Cina è documentata da iscrizioni dell’epoca.

Lingua e religione

In tutti questi luoghi gli ebrei adottarono la lingua e i costumi dei popoli ospitanti, mantenendo però la propria religione, i riti ad essa collegati ed un legame indissolubile tra di loro. Già in quegli anni la componente semita del popolo ebraico si era indebolita, sia perché si mischiavano con le popolazioni autoctone sia per effetti del proselitismo. Ad esempio, ad Antiochia la maggior parte degli ebrei erano convertiti.

Il proselitismo degli ebrei è ben documentato dai romani. Già nel 139 a.C., gli ebrei furono espulsi da Roma per questo motivo. Numerose sono le citazioni di ebrei convertiti, anche in epoca successiva, quando i cristiani divennero i “principali concorrenti” in ambito religioso.

Per le grandi masse di ebrei dispersi, dapprima nell’Impero di Alessandro Magno e successivamente nell’impero romano, il regno ebraico della Palestina ebbe un’importanza del tutto secondaria. Il legame con la “madre patria” si manifestò esclusivamente in pellegrinaggi religiosi a Gerusalemme, che aveva quindi un ruolo simile a quello che ebbe in seguito La Mecca per i musulmani.

Gli ebrei erano visti di buon occhio e protetti dal potere, ma erano spesso odiati dalla gente.

Seneca trattava gli ebrei come una razza criminale. Giovenale credeva che gli ebrei esistessero solo per causare il male agli altri popoli. Quintiliano disse che gli ebrei erano una maledizione per gli altri popoli. Cicerone non li vedeva di buon occhio e diffidava di loro. Molto critico era anche Tacito.

I motivi sono collegati alle attività che svolgevano gli ebrei, non alla loro religione. I romani erano infatti rispettosi di tutte le religioni ed avevano dato agli ebrei ampia libertà nella gestione dei loro riti.

Demografia ebraica

Sergio Della Pergola, uno dei maggiori conoscitori della demografia ebraica, ipotizza che gli ebrei erano complessivamente 4,5 milioni nel I° secolo a.C. e tra 5 e 5,5 milioni nel I° secolo d.C..

Nell’antichità gli ebrei erano molto numerosi e rappresentavano circa l’8% di tutti gli abitanti dell’impero romano e il 9% dell’impero dei parti.

Le cifre proposte da Sergio Della Pergola sono quindi le seguenti. All’inizio del I° secolo d.C. in Israele vivevano circa 2,4 milioni di ebrei, 1 milione viveva in Nord Africa, soprattutto ad Alessandria d’Egitto, 1 milione nell’impero dei Parti, 300 mila in Siria e Libano, 320 mila in Asia Minore ed altrettanti in Grecia e nei Balcani, circa 150 mila in Europa Occidentale, soprattutto nel Centro e Sud Italia, e in Sardegna, Francia e Spagna, altri 50 mila dispersi in altre zone interne ed in Oriente.

Le città di Roma, Corinto, Efeso, Antiochia e Damasco ospitavano comunità ebraiche molto numerose.

Tabella riepilogativa

Luogo Numero
Israele 2.400.000
Nord Africa 1.000.000
Impero dei Parti 1.000.000
Siria e Libano 300.000
Asia Minore 320.000
Grecia e Balcani 320.000
Europa Occidentale 150.000
Altri 50.000
Totale 5.540.000

Conclusioni

E’ ormai assodato che la diaspora non è mai esistita, non è confermata né da prove storiche o documentali né da rinvenimenti archeologici. L’esilio babilonese fu un evento parziale e limitato nel tempo, in quanto pochi anni dopo Ciro permise agli ebrei di ritornare nelle proprie terre, cosa che pochi ebrei accettarono di fare.

Nel 70 d.C. i romani, guidati da Tito, distrussero per la seconda volta il Tempio di Gerusalemme e condussero a Roma molti schiavi, come consuetudine dell’epoca, ma in nessun caso obbligarono gli ebrei a migrare in massa.

Non ci fu quindi alcuna diaspora. Ai tempi di Tito gli ebrei erano già un popolo globalizzato, per propria scelta, senza costrizioni di alcun genere.

Ci sono però alcune domande a cui dovremmo rispondere:

  1. Perché la narrativa dominante insiste sulla diaspora ebraica, presentandola come un evento tragico per il popolo ebraico?
  2. Quali erano i vantaggi che spinsero gli ebrei a globalizzarsi già sin dall’antichità e a rafforzare ulteriormente quel modello di sviluppo sociale ed economico?
  3. La costruzione della rete commerciale comportò una massiccia adesione di non ebrei, convertitisi all’ebraismo proprio per non perdere questa allettante occasione storica. Alla luce di questo, ha senso parlare degli ebrei come un gruppo etnico?

A queste domande cercheremo di rispondere in un prossimo post.

 

di Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

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Bibliografia

  • Israele. Il suo passato, il suo avvenire – H. De Vries De Heekelingen. Tumminelli & C. Editori
  • Giudeofobia, l’antisemitismo nel mondo antico – Peter Shaefer. Carocci editore
  • The History of Anti-Semitism – L. Poliakov, Volume I, From Roman Times to the Court Jews, New York 1965.
  • La questione ebraica, Abram Leon
  • Storia di Roma, Theodore Mommsen
  • Les Juifs en Chine, Henri Cordier
  • Handelsgeschichte der Juden des Alterthums, Dr. L. Herzfeld
  • Works, Flavius Josephus
  • Historia crítica de los Judíos. Alfredo Bauer

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