Auschwitz, olocausto: durante i controlli gli ispettori della Croce Rossa non rilevarono anomalie. Paolo Germani - www.altreinfo.org

Auschwitz, olocausto: durante i controlli gli ispettori della Croce Rossa non rilevarono anomalie. Paolo Germani

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Durante la seconda guerra mondiale i campi di concentramento tedeschi, compresi quelli del comprensorio di Auschwitz e Birkenau, erano sottoposti a regolari visite di controllo da parte della Croce Rossa Internazionale, la cui sede era in Svizzera, nella città di Ginevra.

campo di concentramento di auschwitz visitato regolarmente dalla croce rossa internazionale

Gli audit di controllo

Le visite di controllo, vere e proprie ispezioni delle strutture, venivano documentate dai report (audit) redatti da personale esperto della Croce Rossa, addestrato per questo scopo. Gli accertamenti riguardavano l’organizzazione del campo, la visita di tutti i locali, le condizioni del mobilio, l’infermeria, la pulizia dei locali, le latrine, i vestiti, le cucine e le zone di ristoro, il controllo dei registri dei pasti con relative calorie, le interviste con gli internati e i loro rappresentanti, appartenenti a varie etnie e religioni, private e senza la presenza di personale direttivo del campo, il controllo dei registri dei decessi con report dei medici del campo e dettagli riguardanti i motivi dei decessi, le cure ambulatoriali, le cure dentarie, la possibilità di corrispondere coi propri famigliari. Accertamenti a 360°, quindi.

La Croce Rossa Internazionale verificava sul momento ogni eventuale denuncia ricevuta dagli internati. In seguito veniva fatto un confronto con quanto rilevato negli altri campi al fine di stabilire eventuali anomalie o scostamenti rispetto alla norma.

L’esito degli audit veniva infine pubblicato e comunicato a tutti i paesi belligeranti.

Per avere un’idea di com’erano strutturate le verifiche della Croce Rossa Internazionale può essere utile consultare il seguente documento, riferito al campo di Zonderwater (Africa del Sud), gestito dagli inglesi, in cui erano prigionieri duemila detenuti italiani (cliccare sul documento). Gli audit di Auschwitz erano strutturati nello stesso modo in quanto seguivano la linea guida della Croce Rossa, ma purtroppo non sono disponibili in rete e, probabilmente, non lo saranno mai.

rapporto della croce rossa internazionale sui campi di concentramento

Questa immensa mole di documenti è stata digitalizzata, e può essere parzialmente consultata, qualora si desideri approfondire l’argomento.

Il documentato più importante, in libera consultazione, è il “Rapporto del comitato internazionale della Croce Rossa sulla sua attività nella Seconda Guerra Mondiale”, suddiviso in 3 volumi e disponibile in lingua inglese e francese. Oltre a questo documento, come detto in precedenza, ci sono tutti i verbali delle verifiche ispettive condotte dal personale della Croce Rossa Internazionale nei campi di concentramento, ivi compreso quello di Auschwitz (non consultabili).

Nell’introduzione del rapporto gli autori, sotto la direzione di Frederic Siordet, dichiarano che il documento si propone, come nelle tradizioni della Croce Rossa, di mantenere la più stretta neutralità politica.

Le osservazioni degli ispettori su Auschwitz

Da una lettura dei documenti di audit della Croce Rossa emergono, soprattutto per i campi di Auschwitz e Birkenau, notevoli apprezzamenti per la struttura, la cui manutenzione era affidata agli stessi internati, e per le condizioni generali di vita che il campo garantiva.

Nei campi di concentramento e lavoro collegati ad Auschwitz erano presenti fino a 140.000 prigionieri contemporaneamente, veniva utilizzata una moneta locale che permetteva agli internati di acquistare ciò che ritenevano necessario, ad esempio le sigarette, oltre che pagare ingressi, come previsto dal Regolamento del Campo, oppure accedere alle zone di ristoro o partecipare ad altre attività ricreative.

La Croce Rossa Internazionale accertava che tutti i diritti degli internati fossero garantiti, indipendentemente dal fatto che fossero ebrei o meno, e che il Regolamento del Campo, di cui possedevano una copia aggiornata, fosse applicato in ogni sua parte.

Il Rapporto della Croce Rossa riferisce che a partire dall’agosto 1942 fu permesso al Comitato di distribuire nei campi di concentramento della Germania pacchi di viveri, e dal febbraio 1943 l’autorizzazione fu estesa a tutti i campi e a tutte le prigioni (vol. III, pag. 78).

Il comitato allacciò buoni rapporti con tutti i comandanti dei campi e condusse un programma di aiuti che funzionò egregiamente fino al 1945, così come viene dimostrato dalle migliaia di lettere di ringraziamento inviate da parte di internati ebrei.

Il Rapporto riporta che dall’autunno 1943 al maggio 1945 furono spediti ai vari campi di concentramento 1.112.000 pacchi, per un peso di 4500 tonnellate (vol. III, pag. 80).

Oltre ai viveri, gli internati ricevevano indumenti e medicinali.

Pacchi vennero spediti a Dachau, a Buchenwald, Sargenhausen, Sachsenhausen, Oranienburg, Flossenburg, Landsberg am Lech, Flöha, Ravensbrück, Hamburg-Neuengamme, Mauthausen, Theresienstadt,Auschwitz, Bergen-Belsen, ai campi di concentramento vicino a Vienna, in Germania centrale e meridionale. I destinatari principali erano Belgi, Olandesi, Francesi, Greci, Italiani, Norvegesi, Polacchi, Ebrei, apolidi. (vol. III, pag. 83).

Nel corso della guerra, inoltre il Comitato fu in condizione di spedire e distribuire aiuti per un valore di 20 milioni di franchi svizzeri, raccolti in tutto il mondo da organizzazioni assistenziali ebraiche, soprattutto dalla Amerikan Joint Distribution Committee di New York (vol. I, pag 644).

Il comitato lodò particolarmente, fino alla sua ultima visita, nell’aprile del 1945, Theresienstadt, per lo spirito liberale con il quale veniva amministrato. Questo campo di concentramento, costruito a forma di stella di Davide, “dove erano raccolti circa 40.000 Ebrei provenienti da diversi paesi, era un ghetto privilegiato”(vol. III, pag. 75).

Secondo il rapporto, “ai delegati del Comitato era possibile visitare il campo di Theresienstadt, riservato ad Ebrei ed amministrato in modo particolare”. A due delegati fu permesso visitare il campo di concentramento il 6 aprile 1945, pochi giorni prima della resa incondizionata del Reich. Essi confermarono l’impressione favorevole della loro prima visita (vol. I, pag. 642).

La Croce Rossa ebbe a lamentarsi per le difficoltà che incontrava nella sua azione, non per colpa dei Tedeschi, ma del blocco voluto dagli alleati. Il Comitato ebbe anche parole di lode per il regime di Jon Antonescu, il capo fascista della Romania, dove gli fu possibile estendere il proprio aiuto a 183.000 ebrei rumeni, fino al tempo dell’occupazione sovietica.

Allora l’aiuto cessò, e la Croce Rossa si lamentò amaramente di non essere mai riuscita “a mandare qualcosa in Russia” (vol. II, pag. 62). Lo stesso destino toccò a molti campi di concentramento in Germania, dopo la “liberazione” da parte dei russi.

Uno degli aspetti più interessanti del “Rapporto della Croce Rossa”, è che esso mette in chiaro le diverse cause dei decessi avvenuti nei campi di concentramento verso la fine della guerra. Il rapporto dice:

“La situazione caotica in Germania, durante gli ultimi mesi di guerra, quando i campi di concentramento non ricevevano più rifornimento di viveri, provocò un numero sempre crescente di vittime”.

Nel marzo dello stesso anno, colloqui tra il presidente del “Comitato Internazionale della Croce Rossa” ed il Generale delle SS Kaltenbrunner diedero risultati concreti. Operazioni di soccorso poterono essere avviate immediatamente dal Comitato stesso, e fu permesso che in ogni campo di concentramento rimanesse un delegato della Croce Rossa.” (vol. III, pag. 83).

La Croce Rossa rivela anche che i rifornimenti di viveri dovettero essere interrotti a causa degli attacchi aerei degli alleati contro la rete dei trasporti tedeschi, e che nell’interesse degli ebrei internati, la Croce Rossa protestò contro “la barbara guerra aerea degli alleati”. Il 2 ottobre 1944 il Comitato della Croce Rossa Internazionale mise in guardia il Ministero degli Esteri tedesco contro l’imminente crollo del sistema dei trasporti tedesco e dichiarò che una carestia si sarebbe resa inevitabile per tutta la popolazione della Germania.

camere a gas auschwitz, non viste dagli ispettori della croce rossa internazionale

Le camere a gas

In nessuna delle 1600 pagine del rapporto si trova un accenno alle camere a gas. Si ammette che ebrei, così come anche prigionieri di altre nazionalità, soffrirono privazioni e furono trattati con rigore, ma in nessuna circostanza di parla di genocidio programmato.

Per quanto riguarda le camere a gas camuffate da docce, il rapporto dice:

“Vennero ispezionate dai delegati non solo i lavatoi, ma anche i bagni e le docce. Spesso si interveniva per migliorare le installazioni, ripararle o ingrandirle” (vol. III, pag. 594).

Quindi, la Croce Rossa non riportò nessuna informazione su gassazione di prigionieri ed esecuzioni di massa, che ritenne essere semplici ipotesi, non supportate da alcuna evidenza.

Il terzo volume del Rapporto tratta “degli aiuti che vennero dati alla parte ebraica dalla popolazione civile”. Ciò significa chiaramente che una notevole parte della popolazione ebraica europea continuò, seppur con limitazioni, a far parte della popolazione civile.

Un esempio è dato dalla Slovacchia, dove era responsabile l’assistente di Eichmann, Dieter Wisliceny, dove gran parte della minoranza ebraica aveva il permesso di rimanere nel paese. Gli ebrei in Slovacchia vissero tranquillamente fino all’agosto del 1944, quando scoppiò la rivolta contro le truppe tedesche.

Le pressioni mediatiche

Siccome i documenti prodotti dagli ispettori inviati nei campi tedeschi non contenevano alcuna prova né della Shoah né di qualsiasi altro genocidio o uccisione di massa, nel dopoguerra la Croce Rossa Internazionale decise di mantenere un atteggiamento neutrale rispetto alle camere a gas naziste ed all’olocausto.

Tuttavia, a partire dagli anni novanta, la Croce Rossa venne sottoposta ad  un’enorme pressione mediatica perché ammettesse l’errore di valutazione commesso e chiedesse scusa per essersi fatta raggirare dai gerarchi tedeschi, valutando solo le apparenze dei campi e non la sostanza.

Dopo  un lungo periodo di titubanza, a partire dal 1995 la Croce Rossa Internazionale incominciò ad ammettere l’esistenza dell’olocausto, rammaricandosi del fatto che gli ispettori inviati nei campi di Auschwitz non lo avessero capito durante le visite, scusandosi per non aver saputo valutare correttamente l’utilizzo criminale delle camere a gas e per non aver compreso la vera natura del nazismo.

La Croce Rossa Internazionale ha quindi donato tutta la documentazione disponibile al Museo dell’Olocausto di Washington, dove viene esposta al pubblico come una testimonianza di quanto la realtà che vediamo, o che è davanti ai nostri occhi, possa discostarsi dalla realtà storica.

Non sappiamo se l’ammissione di colpa esternata dalla Croce Rossa Internazionale sia stata sincera fino in fondo. E’ certo che questa importante organizzazione era davanti ad un bivio esistenziale: o la Croce Rossa ammetteva che i risultati delle ispezioni erano purtroppo falsi, anche se attribuibili alla buona fede degli ispettori, che si erano fidati troppo degli interlocutori tedeschi e di ciò che vedevano, o l’intera organizzazione andava incontro ad uno smantellamento mediatico per aver sostenuto il nazismo, nascondendo al resto dell’umanità le prove dell’olocausto, o peggio ancora, per essersi fatta corrompere dai nazisti.

Al di là delle vere motivazioni che hanno indotto la Croce Rossa a scusarsi, l’argomento olocausto è stato chiuso solo in via temporanea. Infatti, nel 2012 la Croce Rossa Olandese ha dovuto chiedere nuovamente scusa, questa volta agli ebrei olandesi, per non aver saputo proteggerli dallo sterminio.

Queste ultime ammissioni di colpevolezza sono seguite alle pesanti accuse portate avanti dall’Istituto Olandese per la Guerra, l’Olocausto e gli Studi sui Genocidi.

Altre scuse seguiranno in futuro, vista la centralità assoluta del tema della Shoah e la totale mancanza di evidenze nei 25.000 documenti prodotti dalla Croce Rossa Internazionale durante la guerra, mancanza di cui dovrà rendere ancora conto, presumiamo per lungo tempo.

 

di Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

NB: come specificato nella Politica del Sito, in nessun caso questo articolo vuol mettere in discussione o sollevare dubbi sulla Shoah. L’argomento trattato nel post riguarda solo ed esclusivamente i documenti prodotti dalla Croce Rossa Internazionale durante, ed alla fine, della seconda guerra mondiale, che abbiamo dovuto consultare per verificare quanto riportato.

 

Bibliografia e sitografia:

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