Dichiarazione Balfour: decreta l'inizio del genocidio del popolo palestinese

Dichiarazione Balfour: inizia il genocidio del popolo palestinese. Paolo Germani

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E’ passato più di un secolo dal giorno in cui venne firmata la dichiarazione Balfour, giorno in cui ebbe inizio il calvario del popolo palestinese.

La dichiarazione Balfour, firmata da sir Arthur James Balfour, impegnava la Gran Bretagna a sostenere il progetto sionista di costruire una “homeland” ebraica in Palestina. Gli accordi tra le due parti risalivano al mese di febbraio 2017 ed erano stati raggiunti tra Lord Rothschild e Chaim Weizmann, in rappresentanza del sionismo internazionale, e sir Mark Sykes, in rappresentanza della Gran Bretagna.

La firma venne apposta da Arthur Balfour il 2 novembre 1917.

Prima Guerra Mondiale: propaganda contro la Germania

La Palestina in cambio di cosa?

La cessione della Palestina ai sionisti aveva naturalmente una contropartita. Il sionismo internazionale, nel mese di febbraio, si era impegnato a far entrare gli Stati Uniti in guerra, a fianco della Gran Bretagna, in modo tale da piegare a suo favore l’esito del conflitto. Stipulato l’accordo con sir Mark Sykes, tutti i media sionisti iniziarono una martellante pressione sul governo e sull’opinione pubblica statunitense per provocare l’entrata in guerra.

Nonostante la contrarietà dell’opinione pubblica, il 2 aprile 2017 il Presidente Wilson, sull’onda emotiva del Telegramma Zimmermann, manipolato dalla stampa, chiede al Congresso di approvare la dichiarazione di guerra alla Germania. Il 6 aprile 2017 il Congresso approva la dichiarazione. L’esito del conflitto, che fino ad allora era stato incerto, si risolve quindi a favore della Gran Bretagna.

Qualche tempo dopo, un milione di soldati americani sbarcano in Europa e per la Germania non rimane altro che chiedere l’armistizio.

L’accordo coi sionisti era quindi: la vittoria alla Gran Bretagna, la Palestina agli ebrei.

Il testo della Dichiarazione Balfour

Foreign Office
2 Novembre 1917

Egregio Lord Rotschild,
E’ mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che sono state presentate, e approvate, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, ne’ i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Con sinceri saluti
Arthur James Balfour

I termini utilizzati nella lettera sono stati scelti con estrema attenzione e altrettanta ambiguità: si parla infatti di “focolaio nazionale” e non di “stato”, un termine che non trova alcuna rispondenza nel diritto internazionale. E di comunità “presenti in Palestina”, come a voler escludere qualsiasi insinuazione di appartenenza diretta a quel territorio delle comunità “non ebraiche”.

Una ambiguità che si estrinseca ancor più chiaramente in quelle stesse garanzie di indipendenza offerte alla dirigenza araba. La Gran Bretagna, con una mano incita una rivolta contro l’Impero Ottomano –alleato con la Germania e gli Austro-Ungarici– e firma nel 1916 un accordo con lo Sharif Hussein della Mecca, promettendogli anche la Palestina, con l’altra mano firma nel 2017  il via libera all’immigrazione ebraica in Palestina, promettendo, di fatto, la stessa terra agli ebrei sionisti.

I britannici promisero, quindi, la Palestina a Sharif Hussein bin Alì, per mano di Sir Henry McMahon nel 1916, e la stessa terra ai Sionisti, per mano di sir Arthur James Balfour nel 1917.

Una volta finita la guerra, incassato il sostegno di entrambi, la Gran Bretagna mantenne l’impegno verso i sionisti, non senza qualche titubanza, abbandonando a sé stesso Sharif Hussein.

L’inizio dell’immigrazione ebraica in Palestina

Nel luglio del ’22 la Società delle Nazioni concederà il mandato sulla Palestina alla Gran Bretagna. Nel documento che la Società delle Nazioni invia per spiegare quali saranno le caratteristiche del proprio impegno, viene allegato come preambolo la Dichiarazione Balfour.

Da mera enunciazione d’intenti diventa, così, un impegno giuridico da rispettare.

Quello che gli inglesi inviano a Washington è “un documento nel quale non figura, mai, la parola ‘arabo’”.

Dal ’22 al ’39 i britannici favoriranno l’immigrazione ebraica in Palestina, soprattutto dalla Germania di Hitler, così come l’instaurazione dello Yishuv, la ‘comunità’ ebraica organizzata a livello amministrativo in modo indipendente, e che sarà il nucleo del futuro stato di Israele.

Ma se per il movimento sionista la Palestina storica è “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, la realtà del territorio dimostra che le cose non stavano così.

Già alla fine dell’800 lo studioso ebreo russo Asher Ginzberg, in un documento dal titolo “Verità della terra di Israele” scriveva:

(…)Abbiamo l’abitudine di credere che la terra di Israele sia oggi del tutto deserta, arida e incolta: ma la verità è completamente diversa (…). Se verrà il giorno in cui la vita del nostro popolo nel paese si svilupperà al punto da spingere in là, anche solo di un poco, la popolazione locale, questa non abbandonerà mai il suo posto facilmente”.

E infatti, nel 1948, sarà necessario l’allontanamento forzato di oltre 700 mila palestinesi dalle proprie terre per far posto al neonato Stato di Israele, in quella che viene ricordata come la ‘nakba’, vale a dire “la catastrofe”.

come conseguenza della dichiarazione Balfour ci furono milioni di profughi-palestinesiI profughi palestinesi

I profughi palestinesi sono ancora oggi dei profughi. Il diritto al ritorno per loro è destinato a rimanere lettera morta. La storia iniziata con la dichiarazione Balfour, è andata avanti con la creazione di un ‘focolaio’ che poi si è fatto Stato, dunque potenza occupante, ben oltre i confini che le Nazioni Unite gli avevano assegnato.

Della promessa di ‘indipendenza araba’ fatta allo sharif Hussein nessuna traccia.

 

di Paolo Germani

Fonte: www.altreinfo.org

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Bibliografia e sitografia:

(1) J.L Gelvin, “Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra”, Einaudi, p.105.

(2) A.Gresh, “Israele, Palestina”, Einaudi, p.19

www.infopal.it

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