Dichiarazione Balfour: decreta l'inizio del genocidio del popolo palestinese

Dichiarazione Balfour: inizia il genocidio del popolo palestinese. Paolo Germani

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Sono passati 99 anni dalla dichiarazione Balfour. Si tratta di  una dichiarazione, firmata da sir Arthur James Balfour davanti al governo britannico, di sostegno al progetto sionista di una “homeland” ebraica in Palestina. Era il 2 novembre del 1917. Data nefasta per milioni di Palestinesi. Le conseguenze di quella dichiarazione e delle scelte politiche che ne seguirono, furono l’espulsione, la privazione della patria, la segregazione, l’imprigionamento, la tortura, l’uccisione di milioni di palestinesi innocenti. Un genocidio che continua anche oggi, davanti agli occhi di tutto il mondo. 

In cambio di cosa?

La cessione della Palestina aveva naturalmente una contropartita. Il sionismo internazionale si impegnava a far entrare gli Stati Uniti in guerra a fianco della Gran Bretagna, in modo tale da piegare a suo favore l’esito del conflitto. E così fu. A partire da quel giorno tutti gli ebrei iniziarono una martellante pressione sul governo e sull’opinione pubblica degli Stati Uniti affinché l’America entrasse in guerra a fianco della Gran Bretagna. Tutti i massmedia controllati dai sionisti vennero mobilitati. Gli Stati Uniti entrarono in guerra e l’esito del conflitto, che fino ad allora era stato favorevole alla Germania, cambiò direzione. Un milione di soldati americani sbarcarono in Europa e per la Germania non rimase altro che chiedere l’armistizio.

Prima guera mondiale: propaganda contro la Germania

Con la dichiarazione Balfour inizia il genocidio del popolo palestinese

La dichiarazione Balfour sancisce il destino della Palestina

Testo inglese della dichiarazione Balfour. La Palestina viene promessa ai Rothschild. Una data nefasta per il popolo palestinese, che conobbe molti anni dopo qual era il loro destino.

Una immane tragedia per un popolo con una Patria, i Palestinesi e la Palestina, che da sempre vi hanno vissuto, generazione dopo generazione, per secoli e secoli. Una tragedia che non vede all’orizzonte soluzione alcuna, a causa della cecità dell’Occidente che si ostina, per debolezza, per senso di colpa, per impotenza, per calcolo politico, economico, strategico, a sostenere le pressioni delle potenti “Israel lobbies” (si leggano: “The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy”, Mondadori) nella loro negazione di ogni diritto e giustizia verso i Palestinesi, a cui, nel 1948, venne sottratta la Patria (si leggano: “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi editore, e “Nakba”, Edizioni Al Hikma).

Ancora oggi e in modo esponenziale, i Palestinesi sono uccisi, feriti, perseguitati, cacciati dalle proprie case e terre, derubati delle proprietà, dei diritti e della vita stessa, in totale violazione di decine e decine di risoluzioni delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Il testo in italiano della Dichiarazione Balfour

Foreign Office
2 Novembre 1917

Egregio Lord Rotschild,
E’ mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell’ebraismo sionista che sono state presentate, e approvate, dal governo.
“Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, ne’ i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Con sinceri saluti
Arthur James Balfour

Conseguenze della dichiarazione Balfour

I termini utilizzati nella lettera sono stati scelti con estrema attenzione e altrettanta ambiguità: si parla infatti di “focolaio nazionale” e non di “stato”, un termine che non trova alcuna rispondenza nel diritto internazionale. E di comunità “presenti in Palestina”, come a voler escludere qualsiasi insinuazione di appartenenza diretta a quel territorio delle comunità “non ebraiche”.

Una ambiguità che si estrinseca ancor più chiaramente in quelle stesse garanzie di indipendenza offerte alla dirigenza araba: se Balfour con una mano firma il via libera all’immigrazione ebraica in Palestina, con l’altra incita una rivolta contro l’Impero Ottomano – alleato con la Germania e gli austro-ungarici sin dal ’14 – promettendo indipendenza araba allo sharif Hussein della Mecca.

I britannici hanno un obiettivo chiaro: quello di creare in una regione strategica, dall’alto potenziale di sviluppo economico e ricca di petrolio, un avamposto ‘amico’ in grado di garantire i propri interessi. Tra cui la protezione del Canale di Suez, principale via di commercio con l’India, che ha sul fianco orientale proprio la Palestina storica. 

Canale di Suez, dichiarazione Balfour per avere un paese amico in una zona strategica

Canale di Suez

L’inizio dell’immigrazione ebraica in Palestina

Nel luglio del ’22 la Società delle Nazioni concederà il mandato sulla Palestina alla Gran Bretagna. Nel documento che la Società delle Nazioni invia per spiegare quali saranno le caratteristiche del proprio impegno, viene allegato come preambolo la Dichiarazione Balfour. Da mera enunciazione d’intenti diventa, così, un impegno giuridico da rispettare. Quello che gli inglesi inviano a Washington è “un documento nel quale non figura, mai, la parola ‘arabo’”.

Dal ’22 al ’39 i britannici favoriranno senza limitazioni l’immigrazione ebraica in Palestina, così come l’instaurazione dello Yishuv, la ‘comunità’ ebraica organizzata a livello amministrativo in modo indipendente, e che sarà il nucleo del futuro stato di Israele.

Ma se per il movimento sionista la Palestina storica è “una terra senza popolo per un popolo senza terra”, la realtà del territorio dimostra che le cose non stavano così.

Già alla fine dell’800 lo studioso ebreo russo Asher Ginzberg, in un documento dal titolo “Verità della terra di Israele” scrive:

(…)Abbiamo l’abitudine di credere che la terra di Israele sia oggi del tutto deserta, arida e incolta: ma la verità è completamente diversa (…). Se verrà il giorno in cui la vita del nostro popolo nel paese si svilupperà al punto da spingere in là, anche solo di un poco, la popolazione locale, questa non abbandonerà mai il suo posto facilmente”.

E infatti, nel 1948, sarà necessario l’allontanamento forzato di oltre 700 mila palestinesi dalle proprie terre per far posto al neonato Stato di Israele, in quella che viene ricordata come la ‘nakba’, la catastrofe.

I profughi palestinesi

I profughi palestinesi sono ancora oggi dei profughi. Il diritto al ritorno per loro è destinato a rimanere lettera morta. Quella storia, iniziata con la dichiarazione Balfour, si è conclusa con la creazione di un ‘focolaio’ che si è fatto Stato, dunque potenza occupante, ben oltre i confini che le Nazioni Unite gli avevano assegnato.

Della promessa ‘indipendenza araba’ invece, dallo sharif Hussein in poi, nessuna traccia.

come conseguenza della dichiarazione Balfour ci furono milioni di profughi-palestinesi

 

Bibliografia e sitografia:

(1) J.L Gelvin, “Il conflitto israelo-palestinese. Cent’anni di guerra”, Einaudi, p.105.

(2) A.Gresh, “Israele, Palestina”, Einaudi, p.19

www.infopal.it

 

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