L'assassinio di John F. Kennedy. La pista israeliana. Laurent Guyénot - www.altreinfo.org

L’assassinio di John F. Kennedy. La pista israeliana. Laurent Guyénot

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L’assassinio di John F. Kennedy è un argomento da sempre soggetto a ricerche storiche. Ma solo quelle che accreditano la CIA come mandante dell’omicidio vengono diffuse dal mainstream, mentre quelle che tirano in ballo Israele vengono censurate e rimosse, togliendo ad esse ogni visibilità.

Questo è il motivo per cui è molto raro che i mezzi di comunicazione si occupino apertamente dell’argomento. Se dovessimo invece ragionare in base a chi aveva un reale e concreto interesse ad assassinare il Presidente, non possiamo fare a meno di considerare che JFK rappresentava per Israele e la potente Lobby Ebraica un ostacolo da rimuovere quanto prima e definitivamente.

L’articolo che segue, riguardante le motivazioni che accreditano il coinvolgimento israeliano nella morte di JFK, è stato scritto da Laurent Guyénot, autore del libro “JFK, 11 septembre: 50 ans de manipulations”, libro ricco di retroscena e documentazione, bandito da Amazon, censurato dal mainstream e difficile da reperire, così come sono banditi da Google tutti gli articoli che adombrano il coinvolgimento di Israele.

I rapporti di Kennedy con Israele e le lobby ebraiche

Nel maggio del 1963, il Comitato per le relazioni con l’estero del Senato degli Stati Uniti aprì un’indagine sulle operazioni clandestine di agenti stranieri sul suolo americano, prendendo di mira, in modo particolare, il Consiglio sionista americano e l’ Agenzia ebraica per Israele [1]. L’indagine era motivata da un rapporto del presidente di questo comitato permanente, William Fulbright, scritto nel marzo 1961 (declassificato nel 2010), in cui si afferma:

“Negli ultimi anni, ci sono stati un numero crescente di incidenti che coinvolgono tentativi i governi stranieri, o di loro agenti, di influenzare la politica estera americana attraverso metodi che non rientrano nei normali canali diplomatici.”

Quando si riferiva a questi metodi tra cui “attività segrete negli Stati Uniti e altrove”, Fulbright alludeva alla “relazione Lavon [2]” del 1953, in cui si accusavano gli ebrei egiziani, addestrati in Israele, di effettuare numerosi attacchi dinamitardi contro obiettivi britannici con l’intenzione di incolpare i Fratelli musulmani e screditare Nasser agli occhi degli inglesi e degli Stati Uniti.

L’indagine del Senato scopriva un’attività di riciclaggio di denaro effettuata dall’Agenzia Ebraica per Israele a favore del Consiglio sionista americano, la principale lobby israeliana negli Stati Uniti. A seguito di tale indagine, il Dipartimento di giustizia, sotto l’autorità del procuratore generale Robert Kennedy, aveva richiesto ed ottenuto che, in virtù del finanziamento ottenuto dallo Stato di Israele, il Consiglio sionista americano fosse registrato come “agente straniero”, soggetto agli obblighi del Foreign Agents Registration Act del 1938, che prevedeva un attento monitoraggio delle sue attività.

Questo tentativo di contrastare la crescente interferenza di Israele sulla politica americana fu ovviamente sostenuto dal presidente John Kennedy.

Quando era soltanto un giovane giornalista che si occupava della conferenza inaugurale delle Nazioni Unite, John Kennedy si era già dimostrato turbato dalla capacità di Israele di comprare politici e, addirittura, lo stesso presidente.

Riconoscendo lo Stato di Israele il 15 maggio 1948 (dieci minuti dopo la sua proclamazione ufficiale), contro il consiglio unanime del suo governo, il presidente Harry Truman acquisì non solo un posto nella storia biblica (“Lo storico atto di riconoscimento di Truman rimarrà per sempre inciso in lettere d’oro nei quattromila anni di storia del popolo ebraico [ 3],” proclamò l’ambasciatore israeliano), ma incassò anche due milioni di dollari da utilizzare nella sua campagna di rielezione.

“Questo è il motivo per cui il nostro riconoscimento di Israele è stato così rapido”, disse Kennedy al suo amico, romanziere e saggista, Gore Vidal [4].

Nel 1960 lo stesso John Kennedy ricevette un’offerta di aiuto finanziario dalla lobby israeliana per la sua campagna presidenziale. Così riassume al suo amico giornalista Charles Bartlett, la proposta di Abraham Feinberg:

“Sappiamo che la sua campagna è in pericolo. Siamo pronti a pagare le spese se ci lascia il controllo della vostra politica in Medio Oriente.”

Bartlett ricorda che Kennedy si era ripromesso di farlo:

“Semmai sarò eletto, farò qualcosa per cambiare la politica in Medio Oriente [5].”

Tra il 1962 e il 1963, presentò sette progetti di legge per riformare il finanziamento delle campagne elettorali del Congresso. Tutti sono stati combattuti con successo dai gruppi di influenza che erano stati presi di mira.

Tutti gli sforzi del governo Kennedy per frenare l’influenza esercitata sulla democrazia americana dagli agenti di Israele furono interrotti dall’assassinio di J. F. Kennedy e dalla sostituzione di suo fratello al Ministero della Giustizia con Nicholas Katzenbach.

Il Consiglio sionista americano sfuggì allo status di agente straniero sciogliendosi e ribattezzandosi American Israel Public Affairs Committee (AIPAC). Dieci anni dopo (15 aprile 1973), Fullbright dichiarò alla CBS:

“Israele controlla il Senato degli Stati Uniti. […] La stragrande maggioranza del Senato degli Stati Uniti – circa l’80% – sostiene pienamente Israele; Israele ottiene tutto ciò che vuole [6]. “

L’AIPAC ha continuato ad applicare le stesse pratiche, sfuggendo a qualsiasi sanzione, anche quando i suoi membri sono stati colti in flagranza del reato di spionaggio e alto tradimento: nel 2005, due funzionari dell’AIPAC, Steven Rosen e Keith Weissman, sono stati assolti dopo aver ricevuto dal Pentagono, un membro dell’Ufficio dei piani speciali, Larry Franklin, con documenti segreti della difesa ed averli trasmessi a un alto funzionario israeliano.

Nel 2007, John Mearsheimer e Stephen Walt hanno dimostrato nel loro libro su The Pro-Israel Lobby and American Foreign Policyche che l’AIPAC e le piccole lobby a favore di Israele sono state la causa principale della guerra in Iraq e, più in generale, il fattore determinante nella politica estera degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Poiché nulla è cambiato, non vi è alcun motivo per cui il governo israeliano non riesca ad ottenere dagli Stati Uniti anche la distruzione dell’Iran, cosa  che continua a chiedere con forza.

Ricordiamo alcune dichiarazioni e fatti che hanno coinvolto politici israeliani.

“Noi, il popolo ebraico, noi controlliamo l’America, e gli americani lo sanno [7].” Secondo quanto riferito dalla radio israeliana Kol Yisrael, è quanto ha detto il primo ministro Ariel Sharon al suo ministro degli esteri Shimon Peres il 3 ottobre 2001. Il suo successore Benjamin Netanyahu lo ha dimostrato il 24 maggio 2011 davanti al Congresso americano, dove è stato applaudito con straordinaria ovazione ben 29 volte da una sala gremita, in particolare, per ciascuna delle seguenti frasi:

“In Giudea e Samaria, gli ebrei non sono occupanti stranieri.”
“Nessuna distorsione nella storia può negare il legame di 4.000 anni tra il popolo ebraico e la terra ebraica”
“Israele non tornerà ai confini indifendibili del 1967″
“Gerusalemme non deve mai più essere divisa. Gerusalemme deve rimanere la capitale unita di Israele [ 8].”

Kennedy, la bomba atomica e Dimona

Se Kennedy fosse sopravvissuto, l’influenza di Israele sarebbe stata sicuramente contenuta anche su un altro fronte, quello delle armi nucleari.

All’inizio degli anni ’50, David Ben-Gurion, che riuniva in sé le funzioni di Primo Ministro e Ministro della Difesa, aveva segretamente impegnato il suo paese nella produzione di bombe atomiche, deviando dal suo obiettivo originario il pacifico programma di cooperazione Atom for Peace, lanciato ingenuamente dal presidente Eisenhower.

Appena entrato nella Casa Bianca, Kennedy venne informato dalla CIA sulla vera natura del complesso di Dimona. Da lì in poi Kennedy fece tutto il possibile per obbligare Israele a rinunciare al suo programma nucleare. Chiese a Ben-Gurion di effettuare regolari ispezioni su Dimona, prima verbalmente, a New York nel 1961, poi con lettere ufficiali sempre più stringenti. Alla fine, in data 15 giugno 1963, Kennedy chiese di effettuare subito una prima visita e ogni sei mesi visite regolari, altrimenti:

“l’impegno e il sostegno del nostro governo a Israele potrebbero essere gravemente compromessi [9].

La ricezione di questo messaggio fu sorprendente: Ben Gurion si dimeise il 16 giugno, evitando così di riceverlo. Non appena il nuovo Primo Ministro Levi Eshkol entra in carica, Kennedy gli invia una lettera identica, datata 5 luglio 1963.

Per Kennedy non si trattava di negare ad Israele un potere riservato agli Stati Uniti e ai suoi alleati della NATO. L’approccio del presidente faceva parte di un progetto molto più ambizioso, annunciato il 25 settembre 1961, nove mesi dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite:

“Oggi, ogni abitante della Terra deve tener conto del fatto che un giorno questo pianeta potrebbe non essere più abitabile. Ogni uomo, donna e bambino vive sotto la minaccia di una spada di Damocle, appesa a fili fragili che possono essere tagliati in qualsiasi momento per incidente, errore o follia. Queste armi da guerra devono essere abolite prima che eliminino noi. […] È quindi nostra intenzione lanciare una sfida all’Unione Sovietica, non per una corsa agli armamenti, ma per una corsa alla pace – andare avanti insieme, passo dopo passo, fino a raggiungere un disarmo generale e completo[10 ]”.

Il messaggio era stato accolto con favore da Nikita Krusciov, che aveva risposto il 29 settembre 1961 con una lettera riservata di 26 pagine, inviata attraverso un canale segreto. Dopo la crisi dei missili cubani nell’ottobre 1962, la guerra nucleare che essi evitarono per un nonnulla, avvicinò i due capi di stato nella consapevolezza di una responsabilità condivisa per liberare l’umanità dalla minaccia atomica. Krusciov inviò quindi a Kennedy una seconda lettera privata in cui esprime la speranza che, in otto anni di presidenza Kennedy,

“potremmo creare buone condizioni per la convivenza pacifica sulla Terra, e questo sarebbe molto apprezzato dai popoli dei nostri paesi, nonché dagli altri popoli [ 11].»

Nonostante altre crisi, Kennedy e Krusciov continuarono con questa corrispondenza segreta, ora declassificata, che contiene un totale di 21 lettere, in cui il piano di abolizione dell’arma atomica ha un ruolo trainante.

Nel 1963, i negoziati culminarono nel primo trattato di limitazione dei test nucleari, che proibiva i test nucleari in atmosfera e sott’acqua, firmato il 5 agosto 1963 dall’Unione Sovietica, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Sei settimane dopo, il 20 settembre 1963, Kennedy espresse il suo orgoglio e la sua speranza davanti alle Nazioni Unite:

“Due anni fa ho dichiarato davanti a questa assemblea che gli Stati Uniti avevano proposto ed erano pronti a firmare un trattato di limitazione dei test nucleari. Oggi questo trattato è stato firmato. Non escluderà il rischio di guerra. Non rimuoverà i conflitti fondamentali. Non garantirà la libertà per tutti. Ma può essere una leva, e si dice che Archimede, spiegando il principio della leva, dichiarò ai suoi amici:

“Dammi un posto per prendere una posizione, e muoverò il mondo”.

Miei cari co-abitanti di questo pianeta, prendiamo posizione qui in questa assemblea delle nazioni. E chissà se, ai nostri giorni, agendo su questa leva potremo spostare il mondo verso una pace giusta e duratura [12].”

Nella sua ultima lettera a Kennedy, consegnata all’ambasciatore americano Roy Kohler ma mai trasmessa al suo destinatario, Krusciov era anche orgoglioso di questo primo trattato storico, che “iniettava un nuovo spirito collaborativo nell’atmosfera internazionale.” Ha inoltre avanzato altre proposte, usando le parole di Kennedy:

“La loro attuazione avrebbe aperto la strada al disarmo generale e completo e, di conseguenza, a liberare le persone dalla minaccia della guerra. [13]”

Per Kennedy, le armi nucleari sono state la negazione di tutti gli sforzi storici per civilizzare la guerra, risparmiando civili.

“Non riesco a smettere di pensare ai bambini; non solo ai miei figli o ai tuoi figli, ma ai bambini di tutto il mondo”, ha detto al suo amico e assistente Kenneth O’Donnell durante la sua campagna per il Trattato sul divieto dei test.

Lo ripeté nel suo discorso televisivo del 26 luglio 1963: “Questo trattato è per tutti noi, e specialmente per i nostri figli e nipoti, che non hanno una lobby qui a Washington. [14]”

Negli anni ’60, il disarmo nucleare era un obiettivo realistico. Solo quattro paesi avevano armi nucleari. C’era una possibilità storica e Kennedy era determinato a non perderla.

“Sono ossessionato dalla sensazione che nel 1970, se non ci riusciremo, potrebbero esserci dieci potenze nucleari invece di quattro, e nel 1975, quindici o venti [15]”, ha detto durante la sua conferenza Comunicato stampa del 21 marzo 1963, in modo visionario.

Mentre gli Stati Uniti e l’URSS, tutti i paesi della NATO e il blocco comunista stavano facendo il primo passo verso il disarmo nucleare, Israele procedeva segretamente in senso contrario, e Kennedy era determinato a prevenirlo.

La morte di Kennedy, alcuni mesi più tardi, allentò la pressione su Israele. Il nuovo presidente Lindon Johnson scelse di ignorare le attività svolte all’interno del complesso di Dimona.

John McCone, il direttore della CIA, nominato da Kennedy, si dimise nel 1965, lamentando la mancanza di interesse di Johnson per la bomba nucleare. Israele realizzò la sua prima bomba intorno al 1967, ma non lo ammise mai.

Nixon non era più preoccupato di Johnson, mentre il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, esprimeva privatamente la propria soddisfazione all’idea di avere una potenza nucleare alleata in Israele. Il presidente Nixon, insieme al quale il Deep State entra definitivamente nella Casa Bianca, sceglie il doppio gioco: pubblicamente sostiene il Trattato di non proliferazione stipulato nel 1968, nel contempo invia un messaggio che va in senso contrario alla sua burocrazia, in cui scrive:

“Non devono esserci sforzi da parte degli Stati Uniti per costringere altri paesi […] ad applicare [il trattato]. Questo governo, nella sua posizione pubblica, deve rispecchiare con ottimismo che altri paesi firmino o ratifichino gli accordi, dissociandosi da qualsiasi iniziativa volta a fare pressione su questi paesi in modo che firmino o ratifichino [ 16 ].”

Secondo i dati del SIPRI ( Stockholm International Peace Research Institute) per il 2011, oggi ci sono circa 20.000 bombe nucleari in tutto il mondo con una potenza media di 30 volte quella di Hiroshima, il ché equivale a 600 000 volte Hiroshima. Tra queste bombe, 1.800 sono in allerta, vale a dire pronte per essere lanciate in pochi minuti. Con meno di 8 milioni di abitanti, Israele è la sesta potenza nucleare al mondo.

Il rapporto con gli arabi

Kennedy non ha lasciato Tel Aviv come amico di Israele. Oltre ai suoi attacchi allo scandaloso lobbismo israeliano e alle sue ambizioni per l’energia nucleare, Kennedy era impegnato nel diritto al ritorno degli 800.000 rifugiati palestinesi espulsi dai loro quartieri e villaggi nel 1947-48.

Il 20 novembre 1963, la sua delegazione presso le Nazioni Unite chiese l’implementazione della Risoluzione 194 in tal senso.

Probabilmente Kennedy non ebbe il tempo di leggere le reazioni scandalizzate di Israele sui giornali: due giorni dopo, era già morto.

L’arrivo al potere di Johnson è stato accolto con sollievo in Israele:

“Non c’è dubbio che con Lyndon Johnson avremo più opportunità di avvicinarci direttamente al Presidente se scoprissimo che la politica americana va contro i nostri interessi vitali [18]”, ha dichiarato il quotidiano israeliano Yedio Ahoronot.

Lungi dal ricordare ad Israele la sua pulizia etnica, Johnson ha abbracciato appieno il mito di “terra senza persone per persone senza terra”, arrivando persino a confrontare un giorno, davanti a un pubblico ebraico, “i pionieri ebrei che costruiscono una casa nel deserto [19]” ai suoi stessi antenati che colonizzarono il Nuovo Mondo – sottolineando involontariamente l’equivalenza tra la negazione da parte di Israele della sua pulizia etnica della Palestina e la negazione da parte degli Stati Uniti della propria storia genocida.

Mentre Kennedy tagliò gli aiuti a Israele, Johnson li portò da 40 a 71 milioni, e poi a 130 milioni l’anno successivo. Mentre l’amministrazione Kennedy autorizzò soltanto la vendita di batterie missilistiche difensive a Israele, sotto Johnson oltre il 70% degli aiuti militari a Israele servì a finanziare l’acquisto di attrezzature militari, tra cui 250 carri armati e 48 aerei offensivi Skyhawk.

Gli aiuti militari a Israele raggiunsero 92 milioni già nel 1966, più del totale di tutti gli anni precedenti messi insieme. Al contrario, privandoli degli aiuti degli Stati Uniti, Johnson costrinse Egitto e Algeria a rivolgersi all’URSS per mantenere il loro livello di difesa. Nel giugno 1967 Johnson diede a Israele “luce verde” per la sua presunta guerra “preventiva” contro l’Egitto, in una lettera del 3 giugno in cui assicurava al Primo Ministro israeliano, Levi Eshkol, che gli Stati Uniti

volevano “proteggere l’integrità territoriale di Israele e […] fornire il più efficace supporto americano per preservare la pace e la libertà della vostra nazione e della regione. [20]”

Alla morte di Kennedy, il dolore nel mondo arabo, dove il suo ritratto adornava molte case, era profondo. “De Gaulle è ora l’unico capo di stato occidentale sulla cui amicizia possono contare gli arabi”, dichiarò Abdul Gamal Nasser. Kennedy non solo limitava gli aiuti a Israele, ma forniva con generosità grano all’Egitto attraverso il programma Food for Peace.

La breve presidenza di Kennedy fu, per l’Egitto, solo una parentesi incantata, un sogno troppo rapidamente infranto. Sotto Eisenhower, nel 1954, l’Egitto era stato oggetto di atti terroristici sotto falsa bandiera perpetrati da Israele, con l’obiettivo di “rompere la fiducia dell’Occidente nell’attuale regime egiziano [e] prevenire gli aiuti economici e militari provenienti dall’Ovest [21]”.

La detonazione accidentale di uno dei dispositivi esplosivi permise di smascherare la trama, innescando lo scandalo dell'”affare Lavon” (dal nome del ministro della Difesa Pinhas Lavon, ritenuto responsabile), scandalo rapidamente soffocato in Israele e negli Stati Uniti.

L’attacco alla USS Liberty

Il primo ministro Moshe Sharett, che sosteneva un sionismo moderato e rispettoso delle regole internazionali, notò in quel momento (ma in privato) l’irresistibile ascesa di estremisti, tra i quali includeva il futuro presidente Shimon Peres, il quale intende

“terrorizzare l’Occidente che cerca di “ostacolare gli obiettivi di Israele” ed “elevare il terrorismo al livello di un principio sacro” [22].

La morte di Kennedy ha aperto la strada a questo nuovo terrorismo machiavellico, di cui Israele ne ha fatto una specialità. Due giorni prima della fine della Guerra dei Sei Giorni, l’esercito israeliano lanciò il più famoso e disastroso dei suoi attacchi con falsa bandiera contro la nave USS Liberty .

Nella giornata di sole dell’8 giugno 1967, tre bombardieri Mirage non contrassegnati e tre siluri battenti bandiera israeliana, bombardarono, mitragliarono e silurarono per 75 minuti una nave della NSA (National Security Agency), disarmata, di stanza in acque internazionali e facilmente riconoscibile, con l’ovvia intenzione di non lasciare sopravvissuti, impedendo di muovere le scialuppe di salvataggio.

Non si fermarono finché non videro arrivare una nave sovietica, ma dopo aver ucciso 34 membri dell’equipaggio, per lo più ingegneri, tecnici e traduttori. Si presume che, se avessero affondato con successo la nave, senza nemmeno un testimone sopravvissuto, gli israeliani avrebbero attribuito il loro crimine all’Egitto, in modo da trascinare gli Stati Uniti in guerra a fianco di Israele.

Secondo Peter Hounam, autore dell’Operazione Cyanide: Why the bombing of the USS Liberty Nearly Caused World War III (2003), l’attacco alla Liberty è stato segretamente autorizzato dalla Casa Bianca, come parte del progetto Frontlet 615,

“Un accordo politico segreto stipulato nel 1966 con il quale Israele e gli Stati Uniti si impegnarono a distruggere Nasser.”

Gli ordini emessi dalla Casa Bianca quel giorno, che ritardarono il salvataggio di alcune ore, suggeriscono che Johnson non solo coprì gli israeliani dopo il fatto, ma cospirò insieme a loro. Oliver Kirby, all’epoca vicedirettore delle operazioni presso l’NSA, ha detto al giornalista di Chicago Tribune John Crewdson (2 ottobre 2007) che le trascrizioni delle comunicazioni dagli aerei israeliani intercettate dalla NSA e trasmesse immediatamente a Washington, non lasciavano dubbi sull’identità degli aggressori e sul fatto che questi avevano identificato il loro obiettivo come americano prima per attaccarlo:

“Sono pronto a giurare su una pila di Bibbie che sapevano che la nave era americana [23].”

Smascherato, Israele invocò un errore e offrì le sue scuse, con cui Lyndon Johnson si accontentò asserendo:

“non metterò in imbarazzo il nostro alleato” [24].

Quando nel gennaio 1968 Johnson ricevette il Primo Ministro israeliano Levi Eshkol a Washington e poi lo invitò al suo ranch in Texas, i fatti erano ancora freschi. Israele imparerà da ciò una lezione sull’impunità, la cui influenza sul suo comportamento futuro non dovrebbe essere sottovalutata:

il prezzo da pagare in caso di fallimento in un’operazione di falsa bandiera contro gli Stati Uniti è pari zero. In effetti, il fallimento è impossibile, poiché saranno gli stessi Stati Uniti a coprire il crimine di Israele.

Meglio ancora, Johnson premia Israele revocando tutte le restrizioni sull’equipaggiamento militare: le armi e gli aerei statunitensi si riversano immediatamente a Tel Aviv, rendendo presto Israele il primo cliente dell’industria militare statunitense.

 

di Laurent Guyénot

Fonte: https://www.voltairenet.org

Traduzione: www.altreinfo.org

Premessa: Paolo Germani

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NOTE:

[ 1 ] Il Comitato per le relazioni estere del Senato indaga sulla lobby israeliana .

[ 2 ] l’affare Lavon).

[ 3 ] “Lo storico atto di riconoscimento di Truman rimarrà per sempre inscritto in lettere d’oro nella storia di 4000 anni del popolo ebraico.”

[ 4 ] “Ecco perché il nostro riconoscimento di Israele è stato fatto così rapidamente” (citato da Gore Vidal, prefazione di Israel Shahak, Jewish History, Jewish Religion , 1994).

[ 5 ] “Sappiamo che la tua campagna è in pericolo. Siamo disposti a pagare i conti se ci lascerai avere il controllo della tua politica in Medio Oriente”; “Se mai fosse diventato presidente, avrebbe fatto qualcosa al riguardo” (citato in Seymour Hersh, opzione Samson).

[ 6 ] “Israele controlla il Senato degli Stati Uniti. […] La grande maggioranza del Senato degli Stati Uniti – da qualche parte circa l’80% – è completamente a sostegno di Israele; qualsiasi cosa Israele voglia ottenere la ottiene.”

[ 7 ] “Noi, il popolo ebraico controlliamo l’America e gli americani lo sanno”

[ 8 ] “in Giudea e Samaria, il popolo ebraico non è un occupante straniero”; “Nessuna distorsione della storia potrebbe negare il legame vecchio di 4.000 anni tra il popolo ebraico e la terra ebraica”; “Israele non tornerà ai confini indifendibili del 1967”; “Gerusalemme non deve mai più essere divisa. Gerusalemme deve rimanere la capitale unita di Israele. ”

[ 9 ] “L’impegno e il sostegno di questo governo nei confronti di Israele potrebbero essere seriamente messi a repentaglio” (citato in Seymour Hersh, opzione Samson ).

[ 10 ] “Oggi, ogni abitante di questo pianeta deve contemplare il giorno in cui questo pianeta potrebbe non essere più abitabile. Ogni uomo, donna e bambino vive sotto una spada nucleare di Damocle, appeso al filo più sottile, capace di essere tagliato in qualsiasi momento per incidente, errore di calcolo o follia. Le armi da guerra devono essere abolite prima di abolirci. […] È quindi nostra intenzione sfidare l’Unione Sovietica, non verso una corsa agli armamenti, ma verso una corsa alla pace – avanzare insieme passo dopo passo, tappa per tappa, fino a quando non si sarà raggiunto un disarmo generale e completo ”(citato in James Douglass, JFK e L’indicibile).

[ 11 ] “Potremmo creare buone condizioni per la convivenza pacifica sulla terra e questo sarebbe molto apprezzato dai popoli dei nostri paesi e da tutti gli altri popoli” (citato in James Douglass, JFK e L’indicibile ).

[ 12 ] “Due anni fa ho detto a questo organo che gli Stati Uniti avevano proposto ed erano disposti a firmare un trattato di divieto di prova limitato. Oggi quel trattato è stato firmato. Non metterà fine alla guerra. Non rimuoverà i conflitti di base. Non garantirà la libertà per tutti. Ma può essere una leva, e Archimede, spiegando i principi della leva, si dice abbia dichiarato ai suoi amici: “Dammi un posto dove posso stare – e muoverò il mondo”. Miei concittadini di questo pianeta, prendiamo posizione qui in questa Assemblea delle nazioni. E vediamo se, ai nostri tempi, possiamo spostare il mondo in una pace giusta e duratura ”(citato in James Douglass, JFK e L’indicibile ).

[ 13 ] “Ha iniettato un nuovo spirito nell’atmosfera internazionale”; “La loro attuazione aprirà la strada al disarmo generale e completo, e, di conseguenza, alla liberazione dei popoli dalla minaccia della guerra” (citata in James Douglass, JFK e L’indicibile ).

[ 14 ] “Continuo a pensare ai bambini, non ai miei o ai tuoi, ma ai bambini di tutto il mondo. “/” Questo trattato è per tutti noi. È in particolare per i nostri figli e nipoti, e non hanno lobby qui a Washington ”(citato in James Douglass, JFK e The Unspeakable).

[ 15 ] “Sono ossessionato dalla sensazione che nel 1970, a meno che non ci riusciremo, potrebbero esserci dieci potenze nucleari anziché quattro, e nel 1975, quindici o venti” (citata in James Douglass, JFK e L’indicibile).

[ 16 ] “Non dovrebbero esserci sforzi da parte del governo degli Stati Uniti per fare pressione su altre nazioni […] affinché seguano l’esempio. Il governo, nella sua posizione pubblica, dovrebbe riflettere un tono di ottimismo che altri paesi firmeranno o ratificheranno, mentre si dissociano chiaramente da qualsiasi piano per esercitare pressioni su questi paesi affinché firmino o ratifichino “(citato da Seymour Hersh, The Samson Option) .

[ 17 ] Omissis

[ 18 ] “Non vi è dubbio che, con l’adesione di Lyndon Johnson, avremo maggiori opportunità di rivolgersi direttamente al Presidente se dovessimo sentire che la politica degli Stati Uniti milita contro i nostri interessi vitali. ”

[ 19 ] “I pionieri ebrei costruiscono case nel deserto.”

[ 20 ] “Voglio proteggere l’integrità territoriale di Israele […] e fornirò il più efficace supporto americano possibile per preservare la pace e la libertà della tua nazione e dell’area.”

[ 21 ] “[Il nostro obiettivo] è quello di rompere la fiducia dell’Occidente nell’esistente regime [egiziano]. Le azioni dovrebbero causare arresti, manifestazioni ed espressioni di vendetta. L’origine israeliana dovrebbe essere totalmente coperta mentre l’attenzione dovrebbe essere spostata su qualsiasi altro possibile fattore. Lo scopo è prevenire gli aiuti economici e militari dall’Ovest all’Egitto ”(citato in Livia Rokach, Israele, Sacro terrorismo , 1980).

[ 22 ] “Vuole spaventare l’Occidente nel sostenere gli obiettivi di Israele”; “Aumenta il terrorismo al livello di un principio sacro” (citato in Livia Rokach, Israele, Sacro terrorismo , 1980).

[ 23 ] “Sono disposto a giurare su una pila di Bibbie che sapevamo di sapere. ”

[ 24 ] “Non metterò in imbarazzo il nostro alleato. ”

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