Pasque di sangue, gli omicidi rituali imputati agli ebrei durante il Medioevo. Paolo Germani - www.altreinfo.org

Pasque di sangue, gli omicidi rituali imputati agli ebrei durante il Medioevo. Paolo Germani

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Gli omicidi rituali di bambini cristiani, durante la Pasqua ebraica, furono una delle accuse più infamanti che vennero mosse agli ebrei durante il Medioevo. Ci furono molti processi finiti con la condanna a morte di ebrei in tutta l’Europa, come ad esempio quello di Landshut, in Baviera, dove cinquantacinque ebrei furono bruciati nel 1440 con l’accusa di aver ucciso un bambino o come a Trento, dove l’accusa di aver torturato, crocifisso ed evirato il piccolo Simonino, un bambino di due anni, trovato morto nei pressi della casa di un usuraio ebreo, portò nel 1475 alla condanna a morte di 15 ebrei della comunità locale di Trento.

In passato, ogni qualvolta sparivano bambini cristiani o venivano ritrovati morti o crocifissi, venivano scatenati dei pogrom contro gli ebrei della zona. Molti di questi fatti vennero ingiustamente attribuiti alle comunità ebraiche che dovettero soffrire molte violenze.

La storiografia moderna sostiene che tutti gli omicidi rituali, senza eccezione alcuna, furono storie inventate. E se qualche ebreo confessò il delitto lo fece soltanto perché sottoposto a torture. Chiunque avanzi il sospetto che non tutte le accuse fossero infondate, e che qualche ebreo fosse davvero colpevole di omicidio rituale, viene accusato di essere un antisemita.

Non è ammesso nemmeno il sospetto.

Oggi quindi, chi vuole far chiarezza sui fatti del passato, è automaticamente bollato di antisemitismo, il ché significa che può essere insultato liberamente ed esposto al pubblico ludibrio.

E infatti nessuno si addentra in simili argomenti, nessuno ha il coraggio di indagare o dubitare. Tranne uno, Ariel Toaff, insegnante di Storia del Medioevo all’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, figlio di Elio Toaff, che fu esimio e autorevole Rabbino della comunità ebraica di Roma. Insomma, il coraggio di rileggere le carte e revisionare una storia cui nessuno ha più il coraggio di avvicinarsi, l’ha avuto un eminente studioso ebreo.

Dopo nove anni di lavoro, ricerche e pause di riflessione, Ariel Toaff, nel 2007 pubblica un libro dal titolo emblematico “Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali”.

La reazione del mondo ebraico fu dura e sconcertata. In un primo momento sembrava che Ariel Toaff volesse difendere il suo lavoro e reagire alle violenti critiche. Ma dopo pochi giorni ritira il libro dal mercato, bloccando la prima ristampa già pronta, per procedere con una profonda revisione. Lo ripubblica un anno dopo.

La prima edizione del libro Pasque di sangue ha venduto 3000 copie in pochi giorni. Le vendite vennero sospese il 15 febbraio 2007. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio il libro era quotato dalle case d’asta tra cento e trecento euro (FONTE). Oggi la quotazione è ben superiore.

I contenuti che seguono sono tratti da articoli pubblicati subito dopo la pubblicazione del libro Pasque di Sangue. La maggior parte di questi articoli sono scritti da autori ebrei, visto che sono stati davvero pochi i non ebrei che si sono avventurati in questa diatriba.

La prima recensione del libro Pasque di Sangue

Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica.

Nell’abitazione-sinagoga di un israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo cristiano: Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli.

La città è sotto choc.

Unica consolazione, l’indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno partecipato al rapimento e all’uccisione del bambino gli uomini più in vista della comunità ebraica locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé il Vecchio, l’ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo.

Incarcerati nel castello del Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si confessano responsabili dell’orrendo delitto. Allora, rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i colpevoli vengono condannati a morte e giustiziati sulla pubblica piazza.

Durante troppi secoli dell’era cristiana, dal Medioevo fino all’Ottocento, gli ebrei si sono sentiti accusare di infanticidio rituale, perché quelle accuse non abbiano finito con l’apparire alla coscienza moderna niente più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento, feroce. Unicamente la tortura – si è pensato – poteva spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di avere ucciso bambini dei gentili: facendo seguire all’omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il consumo del giovane sangue cristiano a scopi magici o terapeutici.

Impossibile credere seriamente che la Pasqua ebraica, che commemora l’esodo degli ebrei dalla cattività d’Egitto celebrando la loro libertà e promettendo la loro redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi katan, un piccolo cristiano!

Più che mai, dopo la tragedia della Shoah, è comprensibile che l’accusa del sangue sia divenuta un tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la miglior prova non già della perfidia degli imputati, ma del razzismo dei giudici. Così, al giorno d’ oggi, soltanto un gesto di inaudito coraggio intellettuale poteva consentire di riaprire l’ intero dossier, sulla base di una domanda altrettanto precisa che delicata:

quando si evoca tutto questo – le crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach, l’uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella festa – si parla di miti, cioè di antiche credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di eventi reali e addirittura prescritti dai rabbini? Il gesto di coraggio è stato adesso compiuto.

L’inquietante domanda è stata posta alle fonti dell’ epoca, da uno storico perfettamente attrezzato per farlo: un esperto della cultura alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e abitudini gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell’ immaginario ebraico e di quello antisemita. Italiano, ma da anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, manda in libreria per il Mulino un volume forte e grave sin dal titolo, Pasque di sangue.

omicidi rituali in dipinti del centro europa

Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell’epoca compresa tra la prima crociata e l’autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di bambini cristiani -o forse molte- avvennero davvero. Né a Trento nel 1475, né altrove nell’Europa tardo-medievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, una minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani.

Muovendosi con straordinaria perizia sui terreni della storia, della teologia, dell’antropologia, Toaff illustra la centralità del sangue nella celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue dell’agnello, che celebrava l’affrancamento dalla schiavitù d’Egitto, ma anche il sangue del prepuzio, proveniente dalla circoncisione dei neonati maschi d’ Israele. Era sangue che un passo biblico diceva versato per la prima volta proprio nell’Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa tradizione ortodossa considerava tutt’uno con il sangue di Isacco che Abramo era stato pronto a sacrificare.

Perciò, nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato con sangue in polvere, mentre altro sangue secco andava sciolto nel vino prima di recitare le dieci maledizioni d’ Egitto.

Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso per l’occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da Toaff?

Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a scopo augurale, così da precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e bugiarda. Il sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le più varie funzioni terapeutiche, al punto da indurli a sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico di ingerirlo in qualsiasi forma.

Secondo i dettami di una Cabbalah pratica tramandata per secoli, il sangue valeva a placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio sessuale, ma principalmente serviva come potente emostatico. Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava le epistassi nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei neonati, la ferita della circoncisione. Da qui, nel Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle Alpi, un andirivieni di ebrei venditori di sangue umano: con le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e con tanto di certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher…

Tratto da un articolo di Sergio Luzzatto, apparso su Il Corriere della Sera del 6 febbraio 2007

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Le reazioni del mondo ebraico

La reazione dei Rabbini italiani al libro di Toaff ed all’articolo di Sergio Luzzatto fu deciso e i giudizi stroncanti:

«Non è mai esistita nella tradizione ebraica alcuna prescrizione né alcuna consuetudine che consenta di utilizzare sangue umano ritualmente. Questo uso è anzi considerato con orrore. È assolutamente improprio usare delle dichiarazioni estorte sotto tortura secoli fa per costruire testi storiche tanto originali quanto aberranti»

«L’unico sangue versato in queste storie è quello di tanti innocenti ebrei massacrati per accuse ingiuste e infamanti»

Lo stesso Elio Toaff, padre di Ariel Toaff, forse la figura più rappresentativa dell’ebraismo italiano, dichiara di non essere «affatto d’accordo, anzi completamente contrario», con la posizione del figlio, che definisce «assolutamente infondata».

A queste accuse Ariel Toaff rispose così:

«Quella dei rabbini è una dichiarazione obbrobriosa: se, prima di giudicare, avessero letto il libro se la sarebbero tranquillamente potuta risparmiare. E mi dispiace che abbiano trascinato anche mio padre. È difficile fare ricerca storica di fronte a preconcetti: nel mio libro, più di 400 pagine, ho voluto verificare se fosse soltanto uno stereotipo del pregiudizio antiebraico quello dell’uso di sangue cristiano per impastare le azzime di Pesach. Le mie ricerche dicono, nel Medioevo, alcune frange di ebrei fondamentalisti non rispettassero il divieto biblico di assumere sangue e che invece lo utilizzassero a scopo terapeutico. Non solo, queste frange facevano parte di quella vasta fascia di popolazione ebraica che aveva subito persecuzioni durissime a causa delle Crociate. Da questo trauma scaturì un desiderio di vendetta che in alcuni casi ha prodotto, in quelle frange, una serie di controreazioni tra le quali anche l’omicidio rituale di bambini cristiani».

Copertina del libro pasque di sangue, ariel toaff, prima edizione

Le dichiarazioni di Ariel Toaff

Veniamo al processo per la morte di Simone. Così racconta Ariel Toaff in un’intervista concessa a L’Adige e pubblicata l’8 febbraio 2007:

«Il caso del Simonino va riaperto, perché c’è ragione di ritenere verosimile l’infanticidio rituale. Dopo otto anni di ricerche, ritengo di aver dimostrato che quella di Trento è una delle rare vicende che non si possono liquidare semplicemente come frutto delle diffuse calunnie antisemite».

«In sostanza, l’analisi di quegli atti e di altri documenti mi spinge a considerare inverosimile che i giudici avessero potuto mettere in bocca agli imputati, che si esprimevano in una sorta di ebraico tedesco, racconti così densi di riferimenti precisi alla tradizione, ai riti, alla memoria di queste comunità di area germanica. Non è possibile che i funzionari pubblici conoscessero tutto ciò, quindi quelle testimonianze non potevano essere frutto di un’estorsione né una proiezione del pensiero dei giudici».

«Un lavoro di otto anni, interrotto da due di ripensamenti. Quando, alla fine delle indagini, ho capito che cosa andava formandosi, mi sono arrestato titubante. Toccavo un tabù».

«Non si difende l’ebraismo difendendo anche i suoi gruppi estremisti, che pure sono esistiti. Ne ho parlato a numerosi altri storici, ho tenuto seminari all’Università: è un lavoro assai più profondo di quanto non risulti dalle anticipazioni, che estrapolano i passi più provocatori, e danno per certo quanto io indico solo come presumibile».

E per quanto riguarda le modalità condotte utilizzate nelle ricerche:

«Dapprima, in 12, abbiamo esaminato, del processo di Trento relativo a Simone, 1475, tutti i passi che non riguardano l’omicidio: quanto gli interrogati dicono a proposito di altre persone e circostanze. Non un nome, non uno tra gli episodi che riferiscono, si sono rivelati men che veri».

«I riti raccontati avevano corrispondenza nei testi degli ashkenaziti di allora, e solo in essi. Perfino l’uso del sangue come medicamento. Ed agli atti del processo, vi sono frasi dette e trascritte in ebraico, che però non hanno un senso. Ma pronunciate come l’ebraico ashkenazita d’allora, lo acquistano. Frasi dette in momenti salienti, che, alla lettera, corrispondono a forme liturgiche. Da qui il mio imbarazzo, e lo “stop” di due anni a questo mio lavoro».

«Pasque di sangue non è un libro scritto in un mese e mezzo. Sono 400 pagine, costituite per un terzo da documenti in nota, costate sette anni di lavoro. I rabbini l’hanno stroncato con un giro di telefonate. Ero e sono consapevole della delicatezza dell’argomento: per questo ho tenuto fermo il libro due anni. Ho chiesto l’aiuto di studiosi, che hanno potuto consultare il mio archivio in Italia. Mi sono rivolto a colleghi e allievi in Israele. Ho mandato capitoli interi da rileggere a esperti stranieri e italiani. Ho preferito non riferire nel libro alcuni casi, in cui non era perfettamente certo che le confessioni trovassero conferma nei documenti. Ma le reazioni prescindono dalle carte, dalla ricerca, dalla verità. Da anni dirigo una rivista di cultura ebraica; i finanziatori mi hanno appena telefonato per dirmi che o mi dimetto o la rivista chiude. Sto pagando un prezzo molto alto per aver violato un tabù. Sarebbe troppo se, per colpa di altri, a questo prezzo si aggiungessero la stima e l’affetto di mio padre».

bar ilan, università in cui insegna ariel toaff, autore del libro pasque di sangue in cui vengono trattati gli omicidi rituali, in particolare quello di simonino da trento

Le reazioni dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv

La posizione dell’università Bar-Illan di Tel Aviv non si fece attendere:

“Il professor Toaff avrebbe dovuto dimostrare maggior sensibilità e prudenza – hanno detto alla sua università – nel gestire il libro e la sua pubblicazione, in modo da prevenire le recensioni e le interpretazioni distorte e offensive”. Al suo rientro dal’Italia, Ariel Toaff ha avuto ieri un lungo colloquio con il presidente dell’università Bar Ilan, Moshe Kaveh. Dopo il colloquio, lo storico si è scusato con “tutti coloro che sono stati offesi dagli articoli e dai fatti distorti attribuiti a me e al mio libro”.

“Vista l’entità del danno provocato al popolo ebraico ci attendiamo da Toaff che si assuma le responsabilità personali del caso e si adoperi a riparare”.

Ariel Toaff, provato e visibilmente scosso, pochi giorni dopo dichiarava:

“Ho chiesto alla casa editrice Il Mulino la sospensione immediata di ogni ulteriore distribuzione del libro, in modo da poter rielaborare quei passaggi che sono stati alla base di distorsioni e false interpretazioni nei media”. “Non consentirò mai a chi odia gli ebrei di usarmi, o di usare la mia ricerca, quale strumento per alimentare la fiamma, ancora una volta, dell’odio che ha portato all’assassinio di milioni di ebrei”.

E il libro viene ritirato immediatamente dal mercato.

bar ilan, università in cui insegna ariel toaff, autore del libro pasque di sangue in cui vengono trattati gli omicidi rituali, in particolare quello di simonino da trento

Conclusioni

Questa è una diatriba che si è sviluppata ed ha coinvolto l’intera comunità ebraica internazionale. Abbiamo uno storico accreditato, ebreo, che dopo molti anni di studio, sostiene che alcuni omicidi rituali sono avvenuti, che questo non era impensabile per certi ebrei fanatici e che i condannati dell’omicidio di Simonino probabilmente erano colpevoli, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Furono centinaia i casi di ebrei condannati nel Medioevo per aver commesso omicidi rituali. Siamo certi che molti erano innocenti, che molti furono condannati per requisire i loro beni, che molti pogrom furono condotti sull’onda emotiva e senza alcuna giustificazione plausibile, che molti ebrei soffrirono ingiustamente per le accuse infamanti.

Ora Ariel Toaff ci dice che però non erano soltanto bugie e qualche ebreo fanatico le cose le faceva per davvero.

Non cambia nulla, i fanatici li troviamo in tutte le religioni, anche in quella ebraica. Nulla di nuovo sotto il sole. Non esiste il “popolo eletto ed anche perfetto”.

Abbiamo letto Pasque di sangue, nella versione originale, poi bloccata dallo stesso autore. Ci è sembrato un libro molto accurato, che tratta un argomento delicato, senza timori e con grande equilibrio, serietà e obbiettività. Non abbiamo letto il libro nella seconda edizione, ma pensiamo che le modifiche siano state molte, se è vero che non è stato mai censurato da Amazon.

Rimaniamo comunque sorpresi dalle dichiarazione dell’Università in cui Ariel Toaff insegnava. Non è facendo ricerca storica che si provoca un “danno al popolo ebraico”. La ricerca della verità non può causare danni a un intero popolo.

E’ l’occultamento della verità che, o prima o poi, finirà per causare danni.

Per quanto riguarda Simonino, vittima innocente di omicidio, crocifisso e seviziato per davvero, forse dagli ebrei di Trento, forse da altri, dichiarato poi Beato, il vescovo di Trento, nel 1965, fece occultare le reliquie e sopprimere il culto, con lo scopo di cancellarne per sempre la memoria.

 

di Paolo Germani

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Fonti:

  • “Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali”, Ariel Toaff, Il Mulino. Prima edizione
  • Il Corriere della Sera del 6 febbraio 2007, articolo di Luzzatto Sergio, docente di Storia moderna all’Università di Torino
  • “La Stampa”, 7 febbraio 2007, articolo di Elena Loewenthal
  • Tesi choc: gli omicidi rituali non sono leggende antisemite. Libero, 7 febbraio 2007
  • Intervista ad Ariel Toaff. L’Adige dell’8 febbraio 2007
  • «Il mio libro non merita il rogo». Il Messaggero, 8 febbraio 2007
  • La Repubblica dell’8 febbraio 2007, articolo di Anna Foa
  • Dal Corriere della Sera dell’8 febbraio 2007, intervista di Aldo Cazzullo ad Ariel Toaff
  • “Se Toaff fa il vampiro con gli ebrei”, Fiamma Nierenstein, il Giornale del 10 febbraio 2007
  • Ariel Toaff: «Fermo pubblicazione del libro». Il Corriere della Sera del 14 febbraio 2007

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