Tulsi Gabbard, l'innominabile. Fulvio Grimaldi - www.altreinfo.org

Tulsi Gabbard, l’innominabile. Fulvio Grimaldi

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Mentre l’impunito Israele bombarda la Siria un giorno sì e l’altro pure, nel compiacimento generale e con i russi zitti; mentre forse l’accordo tra Usa e Taliban, che taglia fuori i fantocci corrotti del teatrino di Kabul, pone fine a 19 anni di stragi Usa-Nato di civili afghani e di maxi-produzione di eroina per l’Occidente; mentre non passa giorno che gli Usa non facciano stragi di civili in Somalia, “effetti collaterali” dei bombardamenti sugli Shabaab; mentre le milizie Isis allevate da Usa, Israele, Erdogan e petrotiranni terrorizzano Siria, Egitto, Libia, Africa, Europa; mentre l’Occidente sostiene il regime golpista di Al Serraj in Libia, tenuto in piedi dalla peggiore feccia jihadista di Misurata, garante anche del traffico Ong di sradicati africani, ma caro alle nostre sinistre imperiali e di destra; mentre un virus, trasformato da normale influenza in peste bubbonica, serve a satanizzare la Cina, bloccare la Via della Seta, sperimentare stati d’assedio e di neutralizzazione sociale… mentre succede tutto questo qualcuno inizia a fare il tifo per l’uno o l’altro candidato nelle primarie del Partito Democratico statunitense.

Burattini di Bilderberg sul campo

Ci si divide tra un supermiliardario, 9° al mondo per ricchezza, Bloomberg, che le primarie e, forse, la presidenza, se le compra a suono di milionate, a dispetto delle sue performance tv da brocco azzoppato, e una “liberal”, Warren, che però è simpatica al Pentagono e da Wall Street è la più foraggiata. Oppure tra uno scaturito sindaco di un villaggio dell’Indiana, Buttigieg che sembra un fumetto da Cocco Bill epperò, per tutta la vita ha bazzicato più i servizi segreti che non il saloon del paese e quindi ha i voti della CIA, e un totalmente rincoglionito malvivente, Biden, che ricattava, lui sì, il governo ucraino perché non processasse il figliolo lestofante, e però gode del consenso afroamericano, dato che è stato vice di un presidente nero.

La crème de la crème delle primarie democratiche

Pian piano i nostri sinistri imperialisti di destra, “manifesto” in testa, devono – il distintivo esibito lo impone– rassegnarsi ad abbandonare queste ipotesi, pur viste finora con simpatia, e schierarsi con il sinistro vero, socialdemocratico, forse addirittura socialista, sconfitto nel 2016 da Hillary a forza di trucchetti sporchi del Comitato Nazionale Democratico (DNC). Che non è altri che il 77enne Sanders. Bernie, per i fan.

Sanders, il neocon sociale!

Dice, ma come? Ma se questo Sanders, dopo aver chiesto sanità per tutti e aumenti salariali, s’è detto pronto (al New York Times) ad appoggiare un attacco preventivo a Iran e Corea del Nord?
Ma come, se ha concluso, con Pompeo e tutti i neocon, che Putin è un farabutto e che ha messo le zampe sulle elezioni americane di ieri e di oggi e fa da sgabello a Trump?
Ma come, se, pur dopo aver affermato che Netaniahu é uno zotico, dichiara che tutto il resto di Israele gli sta bene e che l’ambasciata Usa deve restare trasferita a Gerusalemme?

Cosa rispondono i sinistri imperiali su questo vecchietto in piena sintonia con l’imperialismo neocon e dello Stato Profondo?

Ma cosa devono rispondere, se la pensano come lui! Dopo il ticket Bloomberg-Hillary, allucinazione apocalittica di cui qualcuno però già vocifera e lei non smentisce, cosa ci sarebbe di meglio del “socialista” Sanders? Una donna per ogni stagione. Neocon.

Tulsi Gabbard, l’innominabile

Ma c’è un’altra concorrente alle primarie, anche se non va ai battibecchini tv. L’avete mai sentita nominare? Si chiama Tulsi Gabbard, senatrice dell’Alaska, è giovane e bella, ma è già una veterana di ripetute missioni militari in Iraq da ufficiale della Guardia Nazionale, dalle quali ha tratto l’unica posizione anti-guerra e antimperialista di tutto il cucuzzaro democratico-repubblicano che concorre alla presidenza.

Ha compiuto l’indicibile: è andata da Bashar al Assad, presidente della Siria in resistenza da 10 anni e ha detto che ha ragione. Ha detto che è una vergognosa mistificazione chiamare i terroristi Isis e Al Qaida “ribelli” e cianciare di “guerra civile”. Ha detto che tutte le guerre e tutti gli ammazzamenti Usa devono finire.

E ha sbagliato ancora una volta definendo il vecchio compare degli Usa nell’allevamento dei ratti terroristi e neo alleato in Nato grazie ai massacri compiuti in Idlib, dittatore turco aggressivo, integralista ed espansionista e intimando a Trump di “non farsi trascinare in una guerra contro la Russia”. Tutto il contrario di quanto da parte degli altri bravi candidati si auspica.

Non ha perso l’attimo, Hillary, per sentenziare, per questo da Tulsi querelata, che la senatrice Gabbard non è altro che un arnese dei russi. Come tutti quelli fuori dal giro euro-atlantico. Soros l’ha definita la massima sciagura che possa capitare agli Usa e al mondo. Una garanzia per noi. E non volete che campioni del giornalismo indipendente, come New York Times, Washington Post e CNN, non abbiano subito rilanciato l’infamante, incapacitante anatema?

Ora sapete perché in Italia non se ne parla. Men che mai sul “manifesto”.

 

di Fulvio Grimaldi

Fonte: https://fulviogrimaldi.blogspot.com

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