La vendetta. Obama avvelena i pozzi prima di lasciare la Casa Bianca - www.altreinfo.org

La vendetta. Obama avvelena i pozzi prima di lasciare la Casa Bianca

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Ne sono quasi certo. Se Barack Obama un giorno verrà ricordato negli annali, lo sarà essenzialmente per due ragioni: come il primo presidente di colore, e come il peggior presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto (e fino a ieri, era alquanto difficile superare Nixon e persino Bush). A conti fatti, non esiste nella sua amministrazione alcun passaggio significativo che potrà indurre gli storici del futuro (che non siano azzerbinati alla narrativa dominante), a riabilitare la pessima figura di un presidente che ricevette il nobel della pace sulla parola, salvo poi tradirlo ogni qual volta poté, con una politica estera aggressiva e improntata a fomentare la destabilizzazione in medioriente e a ripristinare il peggior clima di guerra fredda tra Stati Uniti e Russia.

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Non credo che gli americani oggi vadano orgogliosi di questo presidente il quale, a poche settimane dall’uscita di scena, mostrando un rancore davvero inusuale e inopportuno, adotta misure politiche che saranno destinate ad avere un certo peso sull’amministrazione entrante. (Il riferimento all’espulsione dei 35 diplomatici russi non è casuale, come non è casuale il voto anti-Israele all’ONU.) Misure queste che, se da una parte mirano palesemente a delegittimare il presidente eletto Donald Trump ponendo peraltro un grosso macigno di traverso sulla politica estera futura – dall’altra mettono in cattiva luce l’intero sistema democratico americano, ridicolizzandolo agli occhi del mondo e attribuendo peraltro alla Russia un potere e una capacità di intelligence formidabile.

Ecco questo è Obama: un politico, che pur di mettere i bastoni fra le ruote al suo successore, non esita a deteriorare l’immagine del proprio paese, il sistema elettorale americano, la democraticità del voto e un esito che, non solo – è evidente – non gli è gradito, ma che invero nemmeno riesce ad accettare. Il che dimostra come il profilo del nobel per la “pace”, sia il profilo di un presidente che in queste ultime due settimane non sta in realtà dando il peggio di sé, ma sta mostrando al mondo che in fin dei conti quel peggio è sempre stato lui.

L’impressione dunque è che Donald Trump, con tutti i difetti e i limiti che molti gli attribuiscono, non potrà peggiorare una situazione politica interna e internazionale già fortemente pregiudicata dalla cattiva amministrazione di Barack Obama e dalla sua palese sete di vendetta per la sconfitta di Hillary Clinton.

Eppure, nonostante questa verità, è altrettanto sbagliato credere che la follia di Obama non abbia una certa lucidità e sia attribuita solo a un banale “rosicamento” (che comunque c’è). Ciò perché questa semplicistica conclusione non attribuisce a Barack la giusta (e pessima) scaltrezza di un politico che per otto anni ha mostrato di essere un agnellino, quando invece era un lupo. La realtà è peggiore. Obama è pienamente consapevole che, seppure Trump potrà avere la possibilità di cancellare con un tratto di penna i suoi ordini esecutivi già dopo l’insediamento, il tycoon non prenderà questa decisione a cuor leggero e non certo nell’immediatezza della presa dei poteri. Sarebbe pura follia, poiché una inversione di rotta di 360° improvvisa, potrebbe rivelarsi alquanto pericolosa se non proprio fatale per la credibilità della nuova amministrazione, tenendo pure conto che in seno al partito repubblicano (che detiene la maggioranza al Congresso) non è che abbiano fatto i salti di gioia per la vittoria di Trump. Anzi, molti di loro lo vedrebbero ben volentieri alla sbarra e altri non attendono altro che fargli lo sgambetto della capitolazione.

Per il nuovo presidente eletto si preannunciano dunque settimane e mesi di grande difficoltà politica. Sarà la prova del nove per il nuovo presidente americano, che potrà così dimostrare di essere non solo ben al di sopra delle aspettative, ma di essere persino migliore di Obama (e a questo punto, per raggiungere un siffatto risultato, ci vorrà davvero poco). Tutto però dipenderà dalle sue doti diplomatiche e dalle sue capacità strategiche. E’ indubbio infatti che in queste situazioni delicate, per cambiare musica non è sufficiente cambiare il solo direttore d’orchestra, è altresì importante e fondamentale cambiare anche gli orchestranti.

 

Fonte: rischiocalcolato.it

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