Il vaccino della Pfizer riduce il rischio di ammalarsi soltanto dello 0,85%. Vale la pena vaccinare tutti? Elena Dorian - www.altreinfo.org

Il vaccino della Pfizer riduce il rischio di ammalarsi soltanto dello 0,85%. Vale la pena vaccinare tutti? Elena Dorian

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Secondo l’Aifa due dosi del vaccino Comirnaty, vale a dire del vaccino BioNTech/Pfizer destinato a prevenire il COVID-19, somministrate a distanza di 21 giorni l’una dall’altra possono evitare al 95% degli adulti vaccinati di sviluppare la malattia, con risultati sostanzialmente omogenei per classi di età, genere ed etnie. Si tratta di un dato importante, sciorinato da tutti i media del pianeta.

Vediamo però come si ottiene questo numero, ricorrendo ai dati ufficiali.

Ai fini della sperimentazione del vaccino sono stati formati due gruppi di 18.000 persone l’uno. Al primo gruppo è stato somministrato il vaccino, mentre al secondo gruppo è stato somministrato un placebo, quindi una sostanza inefficace contro il Covid. Successivamente sono state esaminate le persone dei due gruppi che hanno contratto la malattia.

I risultati sono sati i seguenti: nel gruppo dei vaccinati ci sono stati 8 casi, mentre nel gruppo del placebo ci sono stati 162 casi. Questo significa che nel gruppo dei vaccinati ci sono stati 154 casi in meno rispetto al placebo, si è quindi verificata una riduzione del 95% dei casi (=154/162*100).

Analizzando i dati ufficiali da un altro punto di vista, scopriamo che su 18.000 persone vaccinate ci sono state soltanto 154 persone che non hanno contratto la malattia grazie al vaccino.

Detto in cifre, soltanto lo 0,85%  (=154/18000*100) di coloro che si sono vaccinati hanno evitato la malattia grazie al vaccino.

Il vantaggio di vaccinarsi non è quindi così evidente come potrebbe sembrare da una prima analisi. Se poi consideriamo che soltanto le persone anziane e coloro che presentano più patologie sviluppano la malattia con sintomi gravi, possiamo facilmente concludere che il vantaggio di condurre una vaccinazione di massa, anziché una vaccinazione mirata, è molto dubbio.

Una testimonianza

Il dr. Filippo Festini, professore associato di infermieristica presso l’Università di Firenze, ha pubblicato un post su Facebook in cui esprime alcune sue considerazioni riguardanti l’efficacia del vaccino BioNTech/Pfizer, anch’esse basate sui dati ufficiali diffusi dalla Pfizer.

Riportiamo quanto scrive il dr. Filippo Festini.

“I dati ufficiali indicano che mentre la riduzione relativa del rischio determinata da quello specifico vaccino è effettivamente del 95%, la riduzione assoluta del rischio è piccola, circa lo 0,8%. È la presentazione di questa ovvietà statistica che ha scatenato la caccia alle streghe, quasi che fosse un tabù da non nominare mai. Perché è piccola? Proprio perché il rischio di partenza è già molto piccolo. E su questo dovremmo riflettere.

Quando si assumono farmaci il bilancio costi/benefici va ponderato con estrema cura, specie quando si programma una somministrazione di massa.

Nel caso attuale, forse per emotività, una discussione seria e approfondita su questo aspetto fondamentale non c’è stata, dando per scontato che i benefici siano talmente superiori ai costi (ovviamente intendo soprattutto costi in salute) che non valga la pena parlarne. Invece sarebbe opportuno.

Lo studio alla base del Comirnaty non è ancora terminato. Dei 44mila reclutati, solo 36.600 hanno per ora completato le 2 somministrazioni previste dal protocollo. In altre parole, il vaccino è stato autorizzato all’uso sulla base dell’80% dei dati. Il 20% mancante -e che arriverà in seguito- ha la potenzialità di determinare un dato finale completamente diverso, ad esempio dimostrare l’inefficacia del trattamento. Il Comirnaty, quindi, è a tutti gli effetti ancora allo stato sperimentale. Quindi occorre prudenza.

La durata dell’osservazione sui soggetti sottoposti alla sperimentazione è insolitamente breve. Sia i soggetti vaccinati che quelli non vaccinati sono circa 18mila. L’osservazione complessiva di ciascun gruppo è stata di circa 2200 anni/paziente, equivalenti a 803mila giorni/paziente. Ogni paziente quindi è stato osservato in media per 45 giorni circa dopo l’inoculazione. Ne consegue che qualunque affermazione si faccia su questo vaccino (tossicità, effetti avversi, durata della copertura) non può oltrepassare l’orizzonte temporale di circa 45 giorni.

Non è stata valutata la tossicità su esseri umani (quello che di solito si fa nella fase 1) ma solo su ratti. La cancerogenicità invece non è stata valutata neppure sui ratti.

Il vaccino non può essere somministrato a bambini sotto i 12 anni. Per i soggetti sopra i 75 anni d’età l’intervallo di confidenza statistica dell’efficacia va da 13% a 100%, cioè non è statisticamente significativo; questo significa che non è possibile affermare che sia efficace sugli ultra 75enni. Quindi, fino a prova contraria, deve essere considerato inefficace in quella fascia d’età. Nella fascia 64-75 anni l’intervallo di confidenza è molto ampio (da 53% a 99,8%) e questo significa incertezza. Si ammette la possibilità che l’efficacia reale sia anche poco superiore al 50%. Solo nella fascia 16-64anni l’efficacia ha un intervallo accettabile.

Ci si dovrebbe porre quindi la domanda se sia davvero conveniente un vaccino che non si può somministrare ai bambini, che non è efficace nei grandi anziani e che ha un’efficacia un po’ incerta nei 64-75enni.

Questo e questo soltanto è ciò che ho da dire. E se qualcuno trova quello che ho scritto una bestemmia da buttare al rogo, il problema è suo, non mio.

Il dubbio, la critica, la messa in discussione continua sono l’essenza della Scienza, ciò che la fa progredire. Chi presenta la Scienza come una granitica Verità, si sbaglia; soprattutto nell’area biomedica, dove ogni affermazione deve essere sempre fatta in termini di probabilità, non di certezza.”

Conclusioni

Il dr. Festini pone dei problemi di cui si dovrebbe discutere apertamente per capire se è opportuno condurre una vaccinazione di massa, utilizzando un vaccino innovativo, i cui effetti collaterali e la cui efficacia non sono ancora noti. Ai fini di queste analisi utilizza dati ufficiali, quindi nulla di inventato.

Purtroppo questo è un argomento tabù e chiunque ne parli viene attaccato dai media, tacciato di negazionista o complottista. E questo pone un altro problema importante, quello del ruolo e del controllo dell’informazione in un paese democratico.

 

di Elena Dorian

Fonti:

  1. https://www.facebook.com/filippofestini/posts/3748227708596861
  2. https://firenze.repubblica.it/cronaca

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